Il medico della Asl: mai preso tangenti I pm: non è credibile

Corruzione e controlli nelle ditte, Robuffo interrogato: «Pagamenti legittimi per l’attività svolta dai miei figli»
PESCARA. È stata una «lunga deposizione»: Giorgio Robuffo, il medico della Asl esperto di sicurezza del lavoro, indagato per corruzione e sospeso dal servizio per 6 mesi, ha risposto alle domande della polizia e si è difeso. Nessuna tangente, ha detto, ma pagamenti dovuti. Finora, però, quella versione, affidata agli agenti della squadra mobile e ai pm Anna Rita Mantini e Gennaro Varone prima del provvedimento di sospensione di giovedì scorso, non è ritenuta credibile.
Secondo l’accusa, Robuffo, 60 anni, originario di Bucchiario e residente a Montesilvano, avrebbe imposto alle imprese ispezionate dopo infortuni sul lavoro «un comportamento obbligato» e cioè rivolgersi alla società di consulenza International Work di Montesilvano operante nel campo della sicurezza del lavoro per evitare problemi. E dalla International Work sono partiti due bonifici per un totale di 57 mila euro verso i figli di Robuffo.
Nell’interrogatorio, Robuffo, difeso dall’avvocato Giuliano Milia, ha detto che «l’elevata competenza da lui maturata attraverso la frequentazione di corsi professionali, lo portava a essere particolarmente scrupoloso nell’analisi dei documenti di rischio predisposti dalle aziende e quando i lavori non rispettavano in pieno la normativa di riferimento, non poteva che rigettare i progetti, il più delle volte predisposti da professionisti privi della necessaria competenza». Secondo l’accusa, i rilievi mossi da Robuffo durante i suoi sopralluoghi nelle imprese erano «pretestuosi». L’ordinanza di sospensione riporta anche un altro passaggio della deposizione del medico: «Quando accadevano contestazioni con i committenti o i tecnici incaricati, lui evitava discussioni invitando le parti a non ottemperare alle proprie prescrizioni rimettendo la valutazione circa la loro ritualità al giudice».
L’accusa ritiene Robuffo un «socio occulto» della International Work: anche su questo il medico ha replicato e ha escluso «qualunque forma di rapporto diretto precisando che i propri figli erano stati nominati coordinatori di sedi periferiche, Chieti e Campobasso, della Efei, organismo paritetico bilaterale riconosciuto dal ministero del Lavoro che si occupa di sicurezza del lavoro e a cui la International Work era affiliata. Era stata sua precisa cura evitare interferenze tra l’attività dei figli e la propria funzione». Per Robuffo, i pagamenti ai figli della International Work erano stati fatti per conto dell’Efei e lui non ha mai sponsorizzato la ditta. Ma, per gli inquirenti, le dichiarazioni «non appaiono attendibili e non risultano in grado di contrastare efficacemente l’assunto accusatorio».

