Il Megà riapre un anno dopo il rogo

Via ai lavori nella discoteca distrutta, l’inchiesta verso l’archiviazione senza colpevoli. Tre gruppi pronti a rilevare il locale
PESCARA. Gli operai dell’Ecologica Anzuca, ditta di Francavilla che si occupa della bonifica e dello smaltimento dei rifiuti industriali, si sono messi al lavoro con le mascherine calate sul volto e le tute bianche di protezione, come quelle che usano i carabinieri del Ris. È cominciata da due giorni la pulizia del Megà, la discoteca di palazzo Quadrifoglio, in via Bologna, incendiata nella notte tra 17 e 18 ottobre dell’anno scorso con due taniche di benzina lasciate come una firma davanti all’ingresso. Le protezioni usate dagli operai danno l’idea di quello che c’è dentro il Megà: un locale annientato dalle fiamme.
Un anno e 11 giorni sono passati dal rogo al piano terra del palazzo con vista sul fiume Pescara: avrebbe potuto essere una strage considerando gli appartamenti e il Cutty Sark, il locale distante un pugno di metri e pieno come un uovo per la festa universitaria del mercoledì.
Con l’inchiesta avviata su un binario morto, il Megà prova a voltare pagina. Un’altra volta: dal 2002 fino al 2009, la discoteca è stata il punto di riferimento della movida abruzzese. Poi, il declino con le porte rimaste chiuse e l’attentato che ha spezzato sul nascere il tentativo della riapertura. Infatti, il Megà avrebbe dovuto riaprire il 26 ottobre 2013 – «La voce grossa della notte», questo lo slogan scelto come a descrivere il ritorno di un protagonista indiscusso – e, invece, le fiamme hanno distrutto il locale già pronto per l’inaugurazione. Dalle porte aperte del Megà, al di là della facciata ancora annerita da fiamme e fumo, mentre gli operai specializzati caricano il materiale bruciato, si vede un locale arso dalle fiamme in cui non è rimasto niente.
Durante l’indagine, i carabinieri di Pescara, guidati dal capitano Claudio Scarponi, hanno ascoltato il proprietario dell’immobile, l’imprenditore delle auto Gianni Paglione, i gestori che si sono alternati alla guida del locale e hanno passato al setaccio ogni movimento di quella notte, ma niente è uscito fuori. Il rogo non ha un colpevole: il fascicolo è rimasto contro ignoti e, per ora, non ci sono elementi che possano portare a svolta. Una sconfitta per Paglione: oltre al «danno» di ritrovarsi con un locale distrutto, chiuso per un anno e da ristrutturare, anche la «beffa» di non sapere chi è stato e di pensare che il criminale che ha appiccato il fuoco sia libero di colpire ancora, come e quando vuole. «L’inchiesta verso l’archiviazione? Se fosse vero», dice Paglione, «mi dispiacerebbe e non poco. Io, invece, vorrei che fosse trovato il colpevole: io il danno l’ho subito, però, sapere chi è stato sarebbe una soddisfazione personale, magra ma pur sempre una soddisfazione. Non è normale che in una città come Pescara, in pieno centro, accada una cosa del genere. Un gesto da folli».
I lavori in corso sono il primo passo per riaprire la discoteca: «Il Megà? È vero, sono partiti i lavori per risistemarlo. È un obbligo verso il condominio in quanto proprietario del locale ma non c’è soltanto questo: io voglio fare qualcosa per Pescara anche se questa città non so fino a che punto sappia apprezzare gli sforzi. Comunque, ci sono trattative in atto con gruppi di fuori Pescara». La formula sarà la stessa di sempre: il proprietario che affitta il locale a imprenditori della movida. Paglione non dice di più: «Portare avanti una discoteca non è il mio lavoro», dice, «le trattative per dare in gestione il locale sono in corso e, a brevissimo, se ne saprà di più. Chi sono i gruppi di fuori? È ancora presto per fare nomi, di certo c’è che è meglio trattare con imprenditori di fuori che con soggetti di queste parti». Paglione non ha una data fissata sul calendario per la riapertura del Megà ma, fa capire, che non ci vorrà tanto: «La bonifica si concluderà nel giro di pochi di giorni. Poi», assicura, «inizieranno i lavori per rifare l’arredamento. L’importante è che la struttura in cemento armato non abbia riportato danni. Poi, si vedrà».
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