Il ministro parla ai parenti «Lo Stato chieda scusa»

Al Palasport di Penne la rabbia delle mamme: Rigopiano è stata una vergogna Bonafede: «Siamo con voi, porterò nelle istituzioni il vostro immenso dolore»
PENNE. «Rigopiano è una ferita aperta e che forse lo rimarrà per sempre, una ferita che deve sentire tutto lo Stato». Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede parla nel palasport di Penne, e ai familiari delle 29 vittime lo dice chiaro: «Lo Stato chieda scusa». È questa dichiarazione a caratterizzare la seconda parte della cerimonia, a tre anni dalla valanga.
Una cerimonia organizzata come sempre all’interno del palazzetto dello sport di Penne e iniziata più tardi del previsto per un incidente mortale, a causa di un malore, che ha bloccato il ministro a circa un chilometro dal palasport.
Sul palco sono intervenute le massime autorità militari e istituzionali: il prefetto di Pescara Gerardina Basilicata, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio e il presidente della Provincia di Pescara Antonio Zaffiri. Presente anche l’ex vicepresidente del Csm e consigliere regionale Giovanni Legnini, esponenti politici regionali e locali, il questore di Pescara Francesco Misiti e gli altri rappresentanti delle forze dell'ordine, tra i quali i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza. Pino Insegno, che nelle due commemorazioni precedenti ha sempre presentato l’evento insieme a Federico Perrotta, ha inviato un messaggio video come il tenore Piero Mazzocchetti.
Ma il momento più toccante del pomeriggio è stato senza dubbio quello delle 16.49 in punto, l’ora precisa in cui la valanga, tre anni fa, travolse l’hotel uccidendo 29 persone: a quell’ora è stato scoperto un pannello gigante raffigurante i volti delle vittime, accompagnato dal suono di trombe e un canto della corale Monte Camicia.
«A Rigopiano i nostri cari non sono morti per una valanga», ha detto poi Paola Ferretti, che a Rigopiano ha perso suo figlio Emanuele Bonifazi, receptionist del resort, rivolgendosi al ministro seduto in prima fila. «Sono morti perché li hanno abbandonati a morire. Nessuno si è degnato di fare qualcosa per salvarli veramente. Non è questa l’Italia che noi vorremmo. Non deve accadere una cosa del genere. Noi pretendiamo giustizia e la chiederemo finché viviamo. Rigopiano è stata una vergogna», ha concluso la signora Ferretti. Visibilmente emozionato e toccato dal momento, il ministro Alfonso Bonafede è salito sul palco e si è rivolto a tutti i parenti delle vittime.
«Rigopiano è una ferita aperta e che forse lo rimarrà per sempre, una ferita che deve sentire tutto lo Stato. Lo Stato adesso ha due doveri: essere vicino ai parenti delle vittime e cercare giorno dopo la verità. Oggi rappresento uno Stato che vuole essere qui in silenzio a dire ai famigliari delle vittime che è a loro fianco e che lo sarà per tutto questo percorso. Uno Stato che chiederà scusa ogni qual volta ci sarà da chiedere scusa. Porterò all’interno delle istituzioni il dolore dei vostri cuori e devi vostri occhi, in modo da fare in modo che lo Stato possa dare quanto prima la verità», ha chiosato il ministro. Alla fine ha preso la parola Francesco D’Angelo, fratello gemello di Gabriele, cameriere dell’hotel. «Sono trascorsi tre anni, tre anni di dolore e rabbia che crescono giorno dopo giorno. Assistiamo sempre a nuovi scenari che noi famigliari non ci aspettavamo minimamente. Continueremo nonostante il dolore a vivere per dare battaglia e avere giustizia».
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