Il mio esame? Notti di studio con i compagni e mare all’alba

PESCARA. «Con i miei compagni trascorrevamo le nottate a studiare. Mamma Bice ci faceva mangiare gustosi piatti di coniglio e poi, all’alba, ormai stanchi, ce ne andavamo a guardare il sole sorgere...
PESCARA. «Con i miei compagni trascorrevamo le nottate a studiare. Mamma Bice ci faceva mangiare gustosi piatti di coniglio e poi, all’alba, ormai stanchi, ce ne andavamo a guardare il sole sorgere sul mare».
Così Claudio Palma, storico preside del Liceo classico D’Annunzio, ricorda i giorni del suo esame di maturità. Era l’estate del 1957. L’istituto era guidato dal preside Donato Petronio. E alla prova d’esame si presentarono in trenta, gli alunni del terzo liceo, sezione E.
La paura dell’esame è «uguale in tutte le epoche» sottolinea il dirigente scolastico in pensione dal 2004 dopo aver «trascorso praticamente tutta la vita» nell’istituto di via Venezia. Prima come studente, dove si diplomò 62 anni fa, poi da docente e infine da preside, dal 1990 per 15 anni. «L’esame non lo ricordo come un evento traumatico», rivela Palma, scavando nel passato, «forse perché eravamo incoscienti o forse perché confidavamo nella prova d’appello autunnale, all’epoca si poteva essere rimandati a ottobre». Fatto sta che “il preside”, come tutti lo appellano malgrado non abbia più incarichi scolastici da tre lustri, non studiava da solo, ma con i compagni ripassava greco, latino, italiano e storia. Prima di finire la nottata in baldoria sulle rive dell’Adriatico.
«Come sono gli esami oggi? Non credo siano più facili di un tempo, solo organizzati in modo diverso. Con queste nuove forme, le buste da scegliere, non dico che i ragazzi si troveranno in difficoltà, però forse era necessario un annetto di assimilazione, di adattamento». Insomma, per l’ex dirigente scolastico, il cambio di modalità, dopo anni di quizzoni, è stato «un po’ troppo repentino» anche se gli studenti sono sicuramente forti delle «tante simulazioni» fatte a scuola negli ultimi mesi.
Il consiglio ai maturandi che arriva dall’ex preside Palma: «Di stare tranquilli, di non mettersi subito a scrivere nel caso della prova scritta. Ma leggere a fondo la traccia, leggerla più volte fino ad assumerne padronanza ed essere stimolati da riflessioni. Poi stilare il testo senza apprensione e angoscia».
La preparazione è «anche fisica. All’esame ci si arriva riposati e dopo una cena leggera». Non serve «passare la notte a studiare, almeno non per lo scritto. L’importante è studiare bene durante l’anno». (c.co.)

