Il modello Emilia Ecco i nuovi poteri: quattro macro aree

24 Ottobre 2017

L’esito dei referendum in Veneto e in Lombardia non ha fermato il binario parallelo imboccato a inizio estate dall'Emilia-Romagna e culminato nella lettera d'intenti sottoscritta il 18 ottobre dal...

L’esito dei referendum in Veneto e in Lombardia non ha fermato il binario parallelo imboccato a inizio estate dall'Emilia-Romagna e culminato nella lettera d'intenti sottoscritta il 18 ottobre dal presidente della Regione Stefano Bonaccini e dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Anzi, potrebbe essere proprio il «modello Emilia» quello su cui incanalare anche le richieste di maggiore autonomia di Maroni e Zaia. È stato lo stesso Bonaccini a non escludere una collaborazione, in sede di trattativa, con i confinanti, anzi. Perché se da un lato ha chiesto a Zaia di chiarire i termini delle pretese venete, dall'altro ha dato il suo benvenuto ai colleghi sul percorso previsto dall'articolo 116 della Costituzione. Non escludendo neanche l'ipotesi lanciata dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini di una trattativa congiunta: «Si facciano trattative bilaterali o trattative tutti insieme. Lo si deciderà e lo deciderà in primo luogo il governo di concerto con i presidenti delle Regioni. Nessun problema a sedermi con Maroni e Zaia, con cui tra l'altro ho un buon rapporto in Conferenza delle Regioni». A questo punto, nel caso di un unico tavolo, il primo nodo da affrontare sarà quello delle competenze. In Veneto e Lombardia, infatti, si parte da una richiesta che include tutte le 23 materie disponibili. «Noi - ha detto Bonaccini - abbiamo scelto quattro macroaree (dal lavoro, all'internazionalizzazione delle imprese; dalla sanità, all'ambiente e alle infrastrutture, ndr) A me pare di aver fatto la scelta giusta, discussa, ponderata. Tant'è che adesso anche Lombardia e Veneto dovranno fare esattamente quello che abbiamo fatto noi: specificare bene quello che si chiede e su quello che chiedi avere una valutazione anche di impatto economico».