«Il Molise e l’Abruzzo uniti»: è mobilitazione sul territorio

14 Marzo 2024

Dopo 60 anni una parte della popolazione vorrebbe tornare al passato: «L’autonomia è fallita» Nasce un comitato a Montenero di Bisaccia, iniziative anche a Termoli, Petacciato e Campomarino

Dopo un divorzio durato 60 anni, il Molise vorrebbe tornare con l'Abruzzo. Il 9 marzo scorso, come riporta il servizio di Milena Gabbanelli e Francesco Tortora Corriere della Sera, è stata avviata una raccolta firme per un referendum che mira a portare la provincia di Isernia dentro l’Abruzzo e, a seguire, l’intero Molise. Tra i promotori dell'iniziativa popolare l’ex questore di Isernia, Gian Carlo Pozzo. Si sta muovendo nella stessa direzione la provincia di Campobasso con un comitato a Montenero di Bisaccia, e iniziative anche nei comuni di Petacciato, Termoli e Campomarino. Bisognerà vedere, alla prova dei fatti, se la politica locale mollerà l’osso e approverà l'idea di riunirsi all'Abruzzo. Il Molise è tutto qui: 80 mila abitanti nella provincia di Isernia, e poco più di 200mila in quella di Campobasso. Numeri che – dati alla mano – creano enormi difficoltà a sostenere uno sviluppo in grado di camminare con le proprie gambe.
LA STORIA
La minuscola regione fino al 1963 si chiamava "Abruzzi e Molise". L’hashtag "il Molise non esiste", che imperversa sul web, rende l'idea di un territorio sempre più disabitato, con la naturale difficile gestione dei servizi che ne deriva, dove una parte della popolazione si sta dando da fare per fondersi con la comunità abruzzese. La storia della nascita del Molise inizia nel 1947, durante l’Assemblea costituente, quando viene proposta la creazione della regione, un’area prevalentemente montano-collinare di 4.460 km² con appena 418 mila abitanti. La richiesta viene bocciata perché si riconoscono solo le regioni storiche, ma i costituenti stabiliscono anche la condizione per costituire nuove regioni: la presenza di almeno un milione di residenti. I fautori dell’autonomia, però, non demordono e riescono a inserire nelle disposizioni transitorie una deroga che congela il limite demografico ai primi anni della Repubblica. Così, dopo un acceso dibattito parlamentare, nel 1963 una legge costituzionale sancisce la nascita del Molise. Per tutti gli anni Sessanta l’ente è composto dal solo capoluogo, Campobasso. Nel 1970, quando le regioni entrano effettivamente in funzione, si aggiunge la provincia di Isernia.
LA SEPARAZIONE
DALL'ABRUZZO
Le motivazioni che portano alla creazione del nuovo ente sono sostanzialmente tre: quella identitaria e culturale con il Molise definito "un complesso etnico, storico, geografico e politico nettamente distinto e separato dagli Abruzzi", quella logistica-amministrativa: gli abitanti dei 136 comuni del Molise hanno difficoltà a raggiungere i 20 specifici uffici pubblici perché dislocati troppo lontano o, addirittura, in altre province fuori dalla regione "Abruzzi e Molise" e quella elettorale. All’inizio degli anni Sessanta Abruzzo e Molise erano regioni molto arretrate. L’agricoltura occupava la maggior parte della popolazione attiva, mentre l’industria era rappresentata per lo più da piccole imprese artigianali. Il tenore di vita delle due popolazioni era inferiore di un terzo rispetto alla media italiana. Con un reddito netto pro-capite di 298.121 lire, il Molise era più povero dell’Abruzzo (323.766 lire, in linea con quello dell’Italia meridionale che è di 324.977 lire). Nel 1974 la situazione è già diversa: in Molise il reddito netto raggiunge le 923.547 lire, mentre in Abruzzo diventa il più alto del Sud Italia: 1.176.068 lire, molto vicino alla media italiana (82,8%). In entrambi i territori cala drasticamente l’occupazione in agricoltura, mentre quasi uno su tre lavora nell’industria. All’inizio degli anni Novanta l’economia abruzzese si avvicina a quella nazionale (85%), mentre quella molisana migliora (76%) ma non decolla. Poi, la crescita rallenta fino a vivere un brusco crollo nei primi due decenni del secolo, ma con enorme differenza fra le due Regioni: tra 2001 e 2014 il Pil dell’Abruzzo cala del 3,3%, quello molisano precipita a quasi -20%.
IL MOLISE OGGI
Nel corso degli anni il Molise si è spopolato: a fine 2023 i residenti erano 289.294. L’unica regione italiana ad avere una popolazione inferiore rispetto al tempo dell’Unità d’Italia. Dagli ultimi dati Istat il Pil pro-capite raggiunge i 24.500 euro contro i 27 mila dell’Abruzzo, e i 32.983 della media nazionale. In Molise la crisi morde più forte: nel 2023 le chiusure delle imprese hanno superato le aperture con un saldo negativo di 188 aziende, il peggiore in Italia, e in controtendenza con l’andamento nazionale dove 17 regioni su 20 registrano dati positivi. Cresce il disavanzo pubblico che a fine 2021 ha superato i 573 milioni di euro, la sanità è commissariata da 15 anni e ha ancora un debito di 138 milioni. Nell’ultima legge di bilancio il governo Meloni ha stanziato 40 milioni a favore della regione, vincolati alla riduzione del disavanzo. Per questo la Regione ha deciso di aumentare l’addizionale Irpef per i redditi superiori a 28mila euro al 3,33%, l’aliquota più alta d’Italia (in Abruzzo è ferma all’1,73%). La capacità di gettito, tuttavia, resta limitata, anche perché bisogna mantenere un apparato regionale che costa 30,7 milioni di euro, circa 105 euro a testa contro i 60 dell’Abruzzo . In un report della "Fondazione Gazzetta Amministrativa" sulle spese per incarichi di studi e ricerca effettuati nel 2021, che riporta anche il Corriere, il Molise si classifica ultimo con 225mila euro. Cronica la carenza di personale medico-sanitario: all’appello mancano 20 specialisti di medicina d’urgenza, 17 radiologi, 16 pediatri, 14 ortopedici, 12 anestesisti, 3 ginecologi, 2 oncologi e 140 infermieri. Per tamponare l’emorragia sono stati ingaggiati medici venezuelani: 8 già lavorano nei reparti degli Ospedali Cardarelli di Campobasso e San Timoteo di Termoli.