Il museo piace ai vescovi «Patrimonio della città»

I monsignori Forte e Valentinetti in visita alla mostra permanente di Di Persio Si trova nel palazzo ex sede di Bankitalia, contiene tele di artisti dell’Ottocento
PESCARA. Un incredibile viaggio nell'Ottocento attraverso le inestimabili tele dell'imprenditore e mecenate Venceslao Di Persio. Dopo oltre sette anni di lotte continue, «con le avversioni di tutti e azioni legali, dovute all'ostracismo da parte della Soprintendenza», ricorda il collezionista, «ci siamo riusciti». Nel palazzo anni Venti, lungo viale Gabriele d'Annunzio, che un tempo ospitava la Banca d'Italia, Di Persio e sua moglie Rosanna Pallotta sono ormai alle battute finali per la realizzazione della fondazione museo.
Suddivise in tre piani, 10 sale accolgono più di 220 opere dell'Ottocento italiano e francese collezionate in oltre 30 anni dai due mecenati. Ieri mattina, un'anteprima dell'esposizione è stata riservata a monsignor Bruno Forte, arcivescovo della diocesi di Chieti – Vasto e a monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, entrambi rimasti entusiasti e sempre più emozionati, piano dopo piano, dalla meraviglia delle opere raccolte nella fondazione prossima all'apertura. Tre sale sono dedicate a Domenico Morelli, Antonio Mancini e Michele Cammarano. Poi vi sono quelle incentrate sulla scuola napoletana con Pietro Scoppetta, Giuseppe De Nittis, Federico Rossano e Filippo Palizzi, per citarne alcuni. All'ultimo piano, sono raccolte circa 60 opere della scuola paesaggista francese di Barbizon di cui ben presto divenne capofila Charles-François Daubigny, maestro di Claude Monet, Édouard Manet e Vincent van Gogh.
Qui è possibile ammirare capolavori di pittori come Gustave Courbet, Jules Dupré, Georges Mitchell, Theodore Rousseau, Daubigny, Narcisse Diaz de la Pena. Proprio a quest'ultimo artista appartiene una delle più recenti opere acquisite da Di Persio nella sua collezione, nella quale il pittore «ritrae la moglie scomparsa due anni prima e il figlio sette anni prima», spiega il collezionista, «quando erano in vita li aveva sempre dipinti vestiti. In questa appaiono nudi, come angeli». «Sono stato il primo a scoprire la connessione tra la scuola francese di Barbizon e la scuola napoletana», evidenzia Di Persio. Su questo filone il collezionista ha raccolto opere di elevato valore. Un patrimonio artistico apprezzato da molti. Ma Di Persio non ha mai avuto dubbi e la sua esposizione permanente poteva avere solo una sede: l'antico palazzo di Pescara. «Ho resistito ai flauti del d'Orsay. La conservatrice del museo di Parigi, Beatrice Avanzi, è venuta qui a Pescara a cercare di convincermi almeno quattro volte», ammette Di Persio. L'istituzione francese non è stata la sola a mettere gli occhi sulla sorprendente collezione.
«Stefano Papetti e il sindaco Guido Castelli di Ascoli Piceno per tre anni mi hanno offerto di creare un polo museale importante collocando tutta la mia collezione nella sede del municipio, a cui avrebbero trovato un'altra collocazione».
Altri inviti sono arrivati a Di Persio dal Monte dei Paschi di Siena e da Vittorio Sgarbi, «che voleva facessi questa esposizione a Milano in un piano della Galleria d'arte moderna». «Non ho mai pensato di mollare. Volevo realizzare questa esposizione a Pescara», afferma. L'attenzione del critico Sgarbi continua a restare altissima, tanto che da quando è cominciata l'installazione, «è venuto 11 volte a visitarla», dice Di Persio. Praticamente da tre anni il collezionista è nelle sale seguendo personalmente ogni singola scelta. Dalle cornici, tutte risalenti al '500, '600 e '700 e provenienti da ogni parte del mondo, per lo più italiane, spagnole e francesi, fino ai faretti, di uno speciale tipo canadese per illuminare al meglio ogni singola opera. Al piano terra, un'intera sala è dedicata ai libri. Pubblicazioni tutte incentrate sulle opere fisicamente presenti tra le sale. E qui imponente si mostra maestosa una cornice realizzata dallo scultore Gian Lorenzo Bernini.

