Il no del sindaco: «Troppe penalizzazioni»

20 Aprile 2017

PENNE. La sanità pennese rischia una forte “rimodulazione”. L’Atto aziendale della Asl, che dovrà essere approvato in Regione, ha previsto per il San Massimo la soppressione dei reparti di geriatria...

PENNE. La sanità pennese rischia una forte “rimodulazione”. L’Atto aziendale della Asl, che dovrà essere approvato in Regione, ha previsto per il San Massimo la soppressione dei reparti di geriatria e cardiologia e il mantenimento di un solo primario, quello dell'unità operativa complessa di medicina generale.

Nell’immediato Geriatria potrebbe anche essere accorpata a Medicina per carenza di personale. Tornando all’Atto aziendale, invece, il dipartimento delle medicine comprenderà l’unità operativa complessa di medicina generale, l’unità operativa semplice delle patologie gastrointestinali e l’unità operativa semplice di lungodegenza. Il dipartimento chirurgico vedrà le unità operative semplici dipartimentali di chirurgia generale e di artroscopia e traumatologia e l’unità semplice di otorinolaringoiatria. L’area di emergenza-urgenza conterà del pronto soccorso e della terapia intensiva post operatoria come unità operative semplici. Resteranno solo come servizi l’Emodialisi, il Trasfusionale, la Radiologia e il Laboratorio analisi. Il dipartimento materno infantile sarà composto dell’unita operativa semplice dipartimentale di ginecologia e interruzione gravidanza. Subirà modifiche anche il distretto sanitario di base di Penne, attualmente posizionato nella struttura del Carmine, che prenderà il nome di area distrettuale Montana (33 comuni e 98 mila abitanti), e sarà gestito dall'unità operativa complessa di Scafa. Il sindaco di Penne, Mario Semproni, ha votato contro l’Atto aziendale della Asl, presentato martedì dal direttore generale Armando Mancini nel corso della Conferenza dei sindaci. «Sono stato l'unico sindaco a votare contro, a differenza dei colleghi del Pd», attacca Semproni. «La nuova programmazione penalizza il presidio ospedaliero San Massimo. Il presidio di Popoli è stato salvato da un emendamento inserito nel decreto-terremoto dal deputato di casa Antonio Castricone, che ne ha congelato il declassamento, e così i tagli sono stati concentrati solo sulla sanità vestina. Il direttore generale Mancini, evidentemente, conosce molto poco l’area vestina», osserva il sindaco, «ed è all'oscuro dei disagi che stiamo vivendo quotidianamente dopo gli eventi calamitosi di gennaio, oppure conosce molto bene le strategie politiche della Regione Abruzzo, che mirano al ridimensionamento dell'ospedale San Massimo. Invito il direttore generale Mancini, pertanto, a modificare l'Atto aziendale; siamo pronti a portare in piazza iniziative eclatanti affinché la sanità vestina sia tutelata», conclude. Anche il segretario provinciale Fials, Gabriele Pasqualone, ha detto la sua sull'atto aziendale. «Se fosse stato applicato il riordino avviato dall’amministrazione regionale Chiodi i tagli sarebbero stati maggiori. Sarà necessario salvare la Cardiologia e inserire 5/6 posti di Geriatria nel reparto di lungodegenza».