Il padre della piccola: «Ho fatto io la telefonata»

Il genitore ammette e chiede di riavere la figlia: «Raccolgo il ferro per lavoro per questo la casa è piena di oggetti vecchi». Protestano le altre famiglie
PESCARA. «Perché quelli dell’asilo nido non ci hanno chiamato? Perché non ci hanno avvisato che stavano portando via nostra figlia? Al posto dei poliziotti ci poteva essere chiunque con un tesserino falso». Il papà di Bianca (nome di fantasia) si sfoga al telefono con il Centro raccontando la sua rabbia e ammettendo quanto già sospettato dalla Digos che indaga sull’allarme bomba.
«Quando ho chiamato per la bomba», spiega infatti l’uomo, «stavo a casa, stavo facendo lo sciopero della fame. È vero, la casa è un po’ incasinata, ma io che devo fare, se come lavoro raccolgo proprio il ferro? Ho la partita Iva, faccio questo di mestiere e se non ho un garage, dove la metto tutta la roba che raccolgo? Sono venuti a filmare alle sette e mezza di martedì a me, mia moglie e mia figlia e come vivevamo, ma come vogliamo vivere se ho una pensione di 288 euro. È vero, ho qualche precedente, ma parliamo di un periodo lontano, dal 1992 al 1995, poi più niente. È chiaro che quando mi hanno detto che mi avevano portato via mia figlia non ci ho capito più niente, mi sono arrabbiato, e questa mattina (ieri ndr) sono venuti pure i poliziotti con il cane a cercare a casa le armi e l’esplosivo. Ma quale esplosivo. Ho la licenza per raccogliere il ferro e questo faccio. Volevo solo essere avvisato che stavano portando via mia figlia, anche perché gli assistenti sociali della cooperativa Orizzonte che ci segue hanno sempre detto che non ce la toglievano. Perché la bambina con noi sta bene e deve tornare. Senza di lei non riusciamo più a vivere, neanche a mangiare. Il 27 fa il compleanno e neanche una foto insieme possiamo fare».
Un provvedimento che ha scosso non solo i genitori della piccola ma anche le mamme dei bambini presenti nell’asilo nido al momento dell’allontanamento da parte degli assistenti sociali. «Non è giusto che ad andarci di mezzo siamo stati noi, i nostri bambini e le maestre», si sfoga una mamma che chiede l’anonimato, «non riesco ad accettare che una scuola, una struttura pubblica, sia coinvolta nelle vicende di una famiglia. Non ci sono dubbi sul fatto che non si possa ostacolare l’applicazione di un provvedimento del Tribunale, ma non credo sia stato opportuno far assistere a una trentina di bambini a certe scene. Hanno visto tutto, e non credo che per i piccoli sia stata una esperienza positiva».
Il riferimento è al danneggiamento della porta dell’asilo, dopo che la piccola è stata portata via. «È stata una situazione spiacevole e come mamma non posso che esprimere la mia vicinanza ai genitori della bambina e alle maestre, che probabilmente non erano neppure informate e che sono state caricate di una responsabilità non indifferente. Mi sembra che si siano trovate impotenti e sono rimaste scosse dai fatti. Oggi, poi, con la scuola chiusa, le famiglie subiscono il disagio del trasferimento in altre strutture. Non abbiamo colpe, in tutta questa situazione, ma ci troviamo a vivere le conseguenze negative che ha generato». (s.d.l.- f.b.)
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