Il pallanuotista che fa le pizzette della nonna

Mattia Di Giovanni ha fatto della storica attività di famiglia un marchio da esportare
PESCARA. «Ho sempre giocato a pallanuoto, ma non potevo campare di pallanuoto. Cercavo un lavoro e me l’ha dato mia nonna, con la sua ricetta». È la pizzetta «inventata» da donna Tina nel 1947 l’asso nella manica di Mattia Di Giovanni, giocatore di lunga esperienza della Pallanuoto Pescara che dal locale di via Marco Polo, aperto nel 2010, con cinque dipendenti all’attivo si prepara ad aprirne un altro in corso Umberto a Montesilvano, prima del grande passo all’estero. Su tutti, il logo ispirato a una foto della nonna materna da giovane, Tina Ciccarini, oggi trisavola di 86 anni che si diverte ancora a dare consigli al nipote e a registrare i video che Mattia poi pubblica sulla pagina facebook della pizzeria.
«È lei che mi ha insegnato tutto», racconta Mattia, peraltro figlio d’arte di Bertino Di Giovanni, titolare della pizzeria del Porto di via Doria che per primo lo indirizzò dalla nonna: «Andavo già a dare una mano a lui», racconta Mattia, «ma fu proprio lui a indirizzarmi verso la nonna, che nel 2006 aveva dovuto chiudere perché il locale ormai fatiscente di via Vespucci, dove stava da una vita, era diventato inagibile. Fatti dare la ricetta da tua nonna e fatti insegnare, mi disse mio padre, convinto che le pizzette funzionassero di più, e così è stato».
Così, nel 2009, Mattia inizia la full immersion a fianco della nonna: «Andavamo nel laboratorio della pizzeria di mio padre negli orari in cui era chiusa la pizzeria e poi per tutta la giornata della chiusura infrasettimanale. Abbiamo passato un anno soli io e lei, con la nonna che mi ha passato tutto il suo sapere. Mi raccomandava di non cambiare i fornitori che lei non aveva mai cambiato, di non cambiare la ricetta e di metterci sempre la passione che ci aveva messo lei. Perchè se non ti piace, mi ripete ancora oggi, non ti esce bene».
Una ricetta che Tina Ciccarini aveva studiato a tavolino nei primi anni Quaranta con il marito Antonio Cupido, «’Ndoniuccio» come lo chiamavano a Borgo marino sud, musicista padre del più noto Lucio Cupido, a sua volta titolare della scuola di musica di contrada Pretaro.
«Loro si sposarono nel 1946», racconta Mattia, «e piano piano presero tutto il fabbricato di via Vespucci di fronte all’attuale liceo scientifico. Non c’era solo la pizzeria, c’era l’alimentari, frutta e verdura, la sala da ballo. Nei loro locali tutta la Marina andava a vedere la televisione a colori, perché mio nonno, amante delle novità, fu il primo a comprarla da quelle parti. Così come l’impastatrice elettrica, perché prima mia nonna, come tutti, impastava a mano». Sempre la nonna, nonna Tina, perché il nonno faceva il musicista e di quei locali si occupava solo di conti e fornitori. Poi, quando è morto Antonio, Tina ha venduto pezzo pezzo i vari locali, lasciandosi però proprio il piccolo locale della pizzeria, dove lei ha continuato a fare tutto da sola fino a 78 anni. «Impastava, sfornava, vendeva», va avanti il nipote, «15 pizzette alla volta e c’era sempre la fila. Ma se entravamo in negozio io o uno dei miei cugini, la nonna si scordava di tutti, le pizzette erano solo per noi e a chi si ribellava si giustificava “lu citele a da cresce”. Apriva all’ora che voleva e quando voleva lei: di solito alle 8 e mezza la mattina fino all’una e un quarto e poi il pomeriggio dalle cinque alle otto meno un quarto. E se ne andava».
Un personaggio a cui oggi è ispirato tutto il locale di via Marco Polo, dove ovunque, dal nome, al logo, allo slogan («una signora pizza»)alle foto d’epoca, si parla di lei. «I fornitori le mandano ancora i saluti», racconta Mattia che si vanta di usare ancora, come la nonna dal 1947, la mozzarella Valleverde di Bojano. «L’altro giorno è passato un rappresentante dell’Algida, che io non tratto perché non vendo gelati, e mi ha portato una torta Romantica da regalare alla nonna. Tutti, quando passano, le mandano i saluti, E poi lei a casa si commuove».
Ma alla fine, che ha di buono la pizzetta di Donna Tina?
«Molto saporita, croccante ma allo stesso tempo morbida», risponde sicuro Mattia che alla tradizione ora ha affiancato la modernità, con la novità della teglia che non brucia e una campagna pubblicitaria con cui si prepara ad andare all’assalto del mercato estero. Una formula, quella della pizzetta pescarese esportata, che non può non richiamare alla mente la Tonda di Trieste, di Riccardo Ciferni che dopo Londra e Madrid sta per inaugurare anche a Miami. «A Pescara siamo solo noi due che facciamo le pizzette così buone», dice Mattia, «da parte mia c’è una grande stima nei suoi confronti, ma non voglio pestare i piedi a nessuno: per questo la pizzetta di donna Tina non la chiamiamo tonda, ma rotonda o circolare. Lo stile della pubblicità, è vero, è lo stesso, ma perché ho la stessa agenzia di marketing che hanno usato loro».
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