Il Papà di Federico: «Aggiustano i tombini adesso che mio figlio è morto: perché?»

Silvio La Cioppa: «Per l’esame autoptico ci hanno fatto rimandare il funerale e perfino le nostre lacrime». E poi: «Non chiediamo nulla, non pretendiamo giustizia, vogliamo solo salutare Federico come merita»
PESCARA
«Voglio solo salutare mio figlio come si deve, come merita lui e come lo meritiamo noi genitori. Mi sono opposto all’esame autoptico, ma non c’è stato nulla da fare. E intanto sulla strada dell’incidente hanno cominciato a riparare pozzetti e tombini. Non chiedo nulla e di certo non voglio lucrare su mio figlio, ma ho provato ad oppormi all’autopsia, per evitare di martoriare ulteriormente il suo corpo». Così Silvio La Cioppa, papà di Federico, morto domenica a 18 anni dopo lo schianto con il suo scooter 125 in via Lago di Campotosto.
«Una strada che mio figlio percorreva quasi sempre per tornare a casa, a Fontanelle», aggiunge. «Non posso sapere con certezza cosa è successo quella notte, anzi nelle prime ore del mattino. So solo che Federico non è più con noi. È caduto a terra con la sua moto, dopo essere finito in un pozzetto malmesso. Ma non ero con lui e non so come sia potuto finire sul lato della carreggiata. Voglio solo salutarlo e, ripeto, lo avrei fatto giorni fa senza attendere l’esame disposto dal magistrato». Nel frattempo la data dei funerali è stata fissata: si terranno oggi, alle 15, nella chiesa San Pietro Martire di via Fontanelle.
Ma il calore al ragazzo e alla famiglia, molto conosciuta a Fontanelle e a San Donato per via della macelleria che i genitori hanno in via Tirino, non è mancato in questi giorni. A partire da lunedì sera, quando davanti all’istituto “Alessandro Volta”, scuola frequentata da Federico, centinaia di persone hanno partecipato al corteo organizzato dagli ultrà del Pescara calcio e mercoledì pomeriggio gli amici più stretti hanno realizzato lo striscione “Il tuo ricordo vive in noi”, che oggi esporranno in occasione dell’ultimo saluto.
«Un abbraccio collettivo che ci riempie il cuore», dice Silvio La Cioppa. «Ma vede, Federico era amico di tutti, era un buono. Questo lo sappiamo bene e non ci siamo meravigliati più di tanto nel notare tanto affetto. È importante, però, vedere cosa ruota attorno alla vicenda. E mi riferisco, in particolare, alle condizioni in cui versa la strada in cui è avvenuto l’incidente, alle buche e ai pozzetti non sicuri. Questa mattina (ieri ndr), in via Lago di Campotosto, piena di avvallamenti e crepe come tante altre, ho visto gli operai al lavoro. Hanno deciso proprio adesso di riparare tombini e pozzetti dei cavi elettrici semidistrutti, che si trovano su quella strada. Già, perché, al di là del punto preciso in cui mio figlio è finito con la moto domenica mattina, ce ne sono altri, sulla stessa via, in cui i pozzetti presenti accanto ai cavi dell’illuminazione pubblica sono o meglio erano (fino all’altro giorno) quasi tutti aperti». Quello in cui è finito lo scooter guidato da Federico è stato transennato proprio ieri, con tanto di segnaletica ben visibile. «Ora, io non voglio pensar male, ma perché decidono di fare le sistemazioni proprio adesso? Lunedì, mentre eravamo all’Obitorio, il magistrato ha deciso di eseguire l’autopsia. E così abbiamo dovuto fermare tutto, i saluti delle persone care, degli amici di Federico e perfino le nostre lacrime». Poi aggiunge: «Ero in completo disaccordo, tanto che ho provato a parlare con il magistrato. L’esito, però, è stato negativo. Purtroppo non possiamo fare molto in questi casi. Il momento del dolore è stato sopraffatto dalla rabbia. Ma non chiediamo nulla. Non pretendiamo alcuna giustizia, ma desideriamo salutarlo nel migliore dei modi, immaginando che Federico possa riposare in pace. Questa la nostra consolazione.
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