Il parroco: l’ultimo gesto d’amore, così Fulvio ha aiutato i bisognosi

3 Dicembre 2021

L’addio a Declerch nella chiesa di San Francesco. Don Luigi: «Un delitto che ci lascia sgomenti» Il grido degli amici: «Vogliamo giustizia». Il fratello della vittima: «Grazie a chi ci è stato vicino» 

POPOLI. «Un delitto immane, che ci lascia sgomenti».
Usa parole di pietà e, nel contempo, di condanna per il gesto efferato, don Luigi Ferrari, dal pulpito della chiesa di San Francesco, dove ieri pomeriggio alle 15 si sono svolti i funerali di Fulvio Declerch, 54 anni, ucciso a coltellate e poi gettato nel fiume la notte del 25 novembre scorso, da Alessandro Chiarelli, 29 anni, in carcere con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere. La bara, ricoperta di fiori rossi bianchi, gialli e rossi, fa il suo ingresso in chiesa sotto una pioggerella, portata a spalla dagli amici.
Il fratello della vittima, Mario Declerch, 50 anni, che nei giorni scorsi aveva chiesto «giustizia per una persona buona e benvoluta», che aveva tirato fuori tutta la rabbia «mio fratello si poteva salvare se solo avessero fermato in tempo l’assassino», ringrazia «tutti coloro che ci sono stati vicini in questi momenti difficili».
«Durante l'omelia», svela chi era presente alla cerimonia, «don Luigi ha condannato il gesto efferato e raccontato delle tante volte che Fulvio andava in chiesa a pregare in solitudine» davanti al santo. Qualche giorno prima della morte «Fulvio», ricorda ancora il parroco, «era venuto a ritirare il pacco solidale di Natale, ma non lo ha preso. Mi ha detto: è troppo per me, dallo a chi ne ha più bisogno». Fulvio Declerch viveva di piccoli lavoretti, si arrangiava come muratore, giardiniere o taglialegna e aveva la passione per la montagna. Le difficoltà della vita, spesso affogate nell'alcol. Viveva solo nell’abitazione di via De Contre dove è stato ucciso dal vicino di casa col quale spesso litigava, per poi fare pace. Era andato vicino al denunciare Chiarelli, ma non lo aveva fatto. Il procedimento è andato avanti, il 7 dicembre il processo: una delle micce esplose quella notte. Tra vittima e carnefice i rapporti erano difficili. L'ultimo bisticcio con Chiarelli è stato fatale per Declerch che è stato ritrovato, senza vita e con la testa fracassata, lungo le sponde del fiume Pescara. Aveva una figlia che vive e lavora a Roma e che ieri era accanto al suo papà. «Fulvio era una persona buona e sensibile» ripetono i familiari dopo la messa di addio a cui hanno partecipato anche gli amici. All'uscita del feretro uno di essi ha urlato: «Giustizia per Fulvio» ed è scattato l'applauso della piccola folla.
Fulvio Declerch era figlio del minatore (tornato in patri dopo anni a Charleroi, in Belgio) popolese Dante Guidi e di mamma Angela Declerch. Le indagini sull'omicidio sono state portate avanti dai carabinieri. La salma è stata tumulata nel cimitero cittadino.