Il Pd: farmacia municipale errore darla in gestione

MONTESILVANO. Affidare la gestione della farmacia comunale a un privato non è la strada giusta per risollevarne i conti in rosso. Lo dicono ex componenti del cda dell’Azienda Speciale appartenenti al...
MONTESILVANO. Affidare la gestione della farmacia comunale a un privato non è la strada giusta per risollevarne i conti in rosso. Lo dicono ex componenti del cda dell’Azienda Speciale appartenenti al Pd e rappresentanti locali che evidenziano la necessità di trasferire il servizio nei pressi del futuro distretto sanitario di via Di Vittorio. A suggerire l’opzione sono in particolare la segretaria e il presidente del circolo montesilvanese Romina Di Costanzo e Camillo Cretarola, i consiglieri Feliciano D’Ignazio e Pietro Gabriele, l’ex presidente del cda Erica Di Censo e l’ex membro del cda Mirko Secone.
«Se è pur vero che la passività ravvisata in questi anni dalla farmacia comunale pregiudica la possibilità di erogazione di servizi aggiuntivi», sottolineano, «è altrettanto certo che con concessione di servizio a terzi non si risolve il problema. È fondamentale anzitutto considerare tutte le possibili alternative, valutare punti di forza e di debolezza delle varie opzioni a disposizione, prima fra tutte, come sollecitato anche con una mozione del gruppo consigliare Pd dello scorso luglio e una delibera dell’ex cda dell’Azienda, la possibilità di valutare l’effettivo trasferimento della sede della farmacia comunale nei pressi del nuovo distretto sanitario». Una migliore collocazione che, a detta del Pd, consentirebbe di intercettare una più ampia utenza così come sulla stessa lunghezza d’onda andava la proposta del Pd di insediare uno o più nuclei di cura primaria (Ncp) all’interno del distretto. A detta dell’opposizione, inoltre, «è rivedere la macchina dirigenziale che dovrebbe fornire soluzioni anziché affrettarsi a cessione un bene pubblico».
Così come, secondo i firmatari della nota, è risaputo che la concessione è uno strumento a cui ricorre la pubblica amministrazione, in mancanza di fondi propri, per realizzare un’opera pubblica di grande interesse collettivo. «Caso ben diverso dalla farmacia comunale», proseguono, «sul quale il privato ha ben poco da investire se non realizzare sin da subito utili. Ci viene da dubitare che la gestione del privato e della logica del profitto personale non sia sinonimo di miglioramento del servizio, ma mera agevolazione degli interessi particolari». (a.l.)

