Il pensionato-killer amante del gioco d’azzardo

L’omicida viene descritto dal fratello come un uomo normale. Il padre era un rapinatore seriale di banche
NEW YORK. Una vita normale, da pensionato. Stephen Paddock, il killer di Las Vegas, non aveva precedenti penali: era un uomo come tanti con la passione del gioco d'azzardo che condivideva con la compagna di una vita, Marilou Danley. Ma qualcosa deve essere successo per fargli aprire il fuoco sulla folla dal 32mo piano del Mandalay Bay. L'Isis nel rivendicare l'attacco, lo descrive come un musulmano da alcuni mesi ma si tratta di una rivendicazione che viene smentita da fonti dell'amministrazione Usa e dall'Fbi. Oltre che dalla sua famiglia. «Non aveva affiliazioni religiose da quello che sappiamo. Era solo un uomo a cui piaceva il video poker, che mangiava Taco Bell e periodicamente andava in crociera» racconta il fratello Eric Paddock. Un uomo che sembrava pacifico, che viveva in una comunità di pensionati a Mesquite, dove aveva acquistato nel 2013 una casa per 369.000 dollari. Stephen aveva la licenza da pilota e quelle per pescare e cacciare: qualche volta spariva insieme alla compagna per giorni, ma solo per motivi di gioco. Nulla dei dettagli del suo passato lascia immaginare un gesto così folle: per la sua età, 64 anni, Stephen è già un killer atipico, un nonno-killer, come alcuni lo hanno ribattezzato. E la sua vita tranquilla, confermata anche dalla famiglia, non fa intravedere i motivi alla base di un atto così spregiudicato come quello che è riuscito a compiere. Sposato in giovane età, Stephen Paddock ha divorziato 27 anni fa. Era un revisore contabile. Le armi gli piacevano ma il gioco d'azzardo gli piaceva molto di più. «Non abbiamo idea del perché lo abbia fatto. Non c'era nulla di segreto o strano in lui» aggiunge Eric. Il padre di Stephen è l'unico in famiglia che ha avuto, suo malgrado, contatti con le autorità americane: Benjamin Hoskins Paddock era un rapinatore seriale di banche, che è stato per anni nella lista dei più ricercati dall'Fbi dopo essere fuggito da un carcere federale del Texas dove stava scontando una condanna di venti anni. L'uomo era stato diagnosticato come uno «psicopatico» con «tendenze suicide». Nonostante questo Stephen non aveva mai mostrato segnali di pazzia e particolari stranezze. Alcune vicini della sua casa di Reno, dove viveva prima di trasferirsi a Mesquite, lo ricordano come un uomo riservato. Marilous Danley, invece, era più attiva: la si poteva incontrare ad alcune lezioni in palestra e a eventi sociali. Danley è al momento fuori dal paese ed è stata rintracciata dalla polizia.

