Il perito: «È attendibile il ragazzo che accusa il prete di violenza»

22 Aprile 2015

L’inchiesta per pedofilia, la vittima aveva confermato gli abusi che avrebbe subìto da don Vito Cantò Gli esperti hanno escluso la presenza di patologie. Ora il pm dovrà decidere se chiedere il processo

PESCARA. Il giovane che ha accusato il prete di abusi sessuali è attendibile. A dirlo sono stati i periti nominati dal gip Catapane e Cupillari che hanno escluso che il ragazzo di cui, secondo l’accusa, don Vito Cantò, 42 anni, avrebbe abusato non è affetto da patologie come deficit strutturali o tendenze fantasiose e, quindi, la sua versione sarebbe attendibile.

Si è chiuso ieri l’incidente probatorio chiesto dal pm Salvatore Campochiaro per cristallizzare la versione del giovane che oggi ha 18 anni ma che, all’epoca dei fatti, aveva solo 16 anni. La vittima è stata prima chiamata a ripercorre quel periodo così doloroso confermando tutte le accuse e poi i periti, nell’udienza di ieri, si sono occupati della consulenza medica. Adesso, il fascicolo tornerà nelle mani del pm che prima dovrà chiudere le indagini e poi chiedere l’eventuale rinvio a giudizio per il prete. E’ questo uno dei primi casi nel Pescarese di pedofilia in cui è finito un prete: don Vito, originario di Cepagatti e parroco della chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore, da cui è stato da tempo allontanato.

«Don Vito mi ha detto “vado a fare la doccia. Lascio la porta aperta, se vuoi mi puoi raggiungere e io andai», aveva racconto il ragazzo, assistito dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo, nella precedente udienza quando era stato chiamato a ripercorrere cos’era accaduto tra lui e il parroco quando aveva 16 anni. Il ragazzo aveva confermato quello che aveva messo a verbale in questura spiegando ai magistrati il rapporto di fiducia che si era instaurato con don Vito, quello di un giovane fedele che frequentava una parrocchia: un legame, poi, naufragato in un’accusa di violenza. Il racconto dell’allora minore era proseguito con la birra offerta dal prete ai ragazzi, l’alcol che per l’accusa sarebbe servito al prete per stordire i giovani arrivando, quindi, fino alla doccia in cui si sarebbe consumata la violenza senza costrizione.

Una versione che era combaciata con la prima fatta di fronte ai poliziotti solo più rilevante proprio perché in sede di incidente probatorio: il racconto della vittima è stato infatti cristallizzato ed entrerà direttamente nel processo come prova.

Accanto all’inchiesta penale, don Vito sta affrontando anche il processo canonico ancora in corso, ma che si chiuderà prima di quello civile. In quella sede il parroco originario di Cepagatti, lasciando sempre aperta la strada dell’assoluzione, rischierebbe dalla pena più blanda, come una limitazione del ministero o l’obbligo di dimora in una struttura protetta come un monastero oppure la più alta prevista: la dimissione, la perdita dello stato clericale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA