«Il Pescara era già inquinato 28 anni fa»
L’ex assessore Sorgentone: in tutto questo tempo non è stato fatto nulla per migliorare il fiume
PESCARA. Il problema del fiume Pescara inquinato risale a 28 anni fa. A sostenerlo è leader storico nella lotta contro la filovia Mario Sorgentone, che nel 1987 ricopriva l’incarico di assessore provinciale con delega all’ambiente e negli anni scorsi è stato anche presidente della commissione Ambiente in Comune.
«Nel 1987, in qualità di assessore provinciale con delega all’ambiente», spiega Sorgentone, «promossi uno studio sulle foci dei fiumi da Martinsicuro a Pescara, in collaborazione con l'Enea. Risultò che la foce del fiume Pescara determinava un tasso di inquinamento molto elevato nel tratto di mare tra il porto e via Balilla, con coliformi fecali e streptococchi di gran lunga superiori alla norma». «A distanza di quasi 30 anni», prosegue, «la situazione risulta la stessa, se non addirittura peggiorata, visto che il divieto di balneazione è stato esteso a via Mazzini e allo stabilimento 4 Vele. Si è continuato con la politica degli annunci e delle promesse, ma il tutto è rimasto come e peggio di prima. Eppure allora non c'era la diga foranea, il famoso tappo, che oggi è diventato il capro espiatorio e consolatorio di ben altre responsabilità».
«Intendiamoci», afferma l’ex assessore, «la diga è stata ed è un grave danno per una molteplicità di motivi, ma non è la causa del'inquinamento. È nel fiume la causa, e la responsabilità è di coloro che nel corso dei decenni, a tutti i livelli, paghi della politica degli annunci, hanno consentito che il vetus urbis numen di d'Annunzio si trasformasse nel mostro di oggi, che ha messo in ginocchio e nel ridicolo una città. Città che ha nel mare la fonte della sua prosperità. Si parla da sempre di scarichi abusivi. Ma quali e dove sono? È proprio difficile scovarli e reprimerli attraverso un controllo serio, organico, coordinato tra le forze dell'ordine e le amministrazioni comunali e regionale?».
«E gli impianti di depurazione?», osserva, «se chiediamo ai sindaci e all'Aca o alla Provincia diranno che gli impianti sono ben funzionanti. Lo saranno forse in condizioni normali, cosa alla quale nessuno crede, ma non in presenza di precipitazioni abbondanti, quando si riversano nel depuratore enormi quantità di acqua che ne sovrastano le capacità depurative, con la conseguente fuoriuscita di cumuli di acque reflue». «Le norme prescrivono che la rete di fognatura sia a sistema separato, con collettori per le acque nere ed altri per le bianche», fa notare ancora, «Pescara invece vengono ancora realizzati collettori misti, che raccolgono sia le acque fecali che quelle pluviali. Così per molti altri Comuni del Pescarese. Con le linee separate invece, i processi di depurazione diventano più efficienti. Tutte le considerazioni e gli allarmismi registrati nell'estate in corso riguardano l'inquinamento microbiologico, ma quello chimico, quello da piogge acide, quello fisico ed organolettico chi li controlla?».
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