Il pg: Cantagallo parte di un sistema va condannato

La pubblica accusa chiede 4 anni e 6 mesi per il reato associativo e la prescrizione di tutte le altre contestazioni
PESCARA. «Questa sentenza dice che non sono stato il sindaco del sistema Montesilvano», disse Enzo Cantagallo il 28 dicembre 2012, pochi minuti dopo aver ascoltato la sentenza del presidente del collegio Carmelo De Santis che lo condannava a cinque anni di reclusione per tre episodi di corruzione e due reati di falso e truffa ma lo assolveva da 17 capi d’imputazione tra cui l’associazione per delinquere: «Il sistema Montesilvano, il patto tra amministratori e imprenditori». Due anni dopo il primo verdetto, il procuratore generale è tornato a chiedere la condanna di Cantagallo a quattro anni e sei mesi per quel «patto», per il reato di associazione per delinquere.
È iniziato ieri mattina il secondo tempo del processo Ciclone, il nome che la cancelleria del pm incubo dei politici Gennaro Varone scelse per azzerare la giunta di centrosinistra aprendo, da qui, la stagione degli sgambetti alle amministrazioni. Il processo Ciclone è ripreso in Appello rimettendo in discussione i reati del primo verdetto: la sentenza è stata fissata al 21 novembre ma, intanto, il procuratore generale Enrico Picardi ha chiesto la condanna di Cantagallo ma solo per il reato di associazione per delinquere – da cui Cantagallo era stato assolto in primo grado – e chiedendo la prescrizione per tutti gli altri reati. Così, a distanza di due anni dal primo verdetto, sarà la Corte d’Appello a dover decidere se l’associazione per delinquere, «il patto tra amministratori e politici», c’è stata oppure no e se alla stessa hanno partecipato anche gli altri amministratori della giunta Cantagallo. Il procuratore generale ha chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi, sempre per associazione per delinquere, anche per l'ex dirigente dell'ufficio urbanistica Ronaldo Canale (condannato in primo grado a 4 anni) e per l'ex assessore Attilio Vallescura (condannato in primo grado a 3 anni e 2 mesi). Ancora, il procuratore generale ha chiesto per l’ex assessore Guglielmo Di Febo 4 anni per associazione per delinquere e induzione indebita a dare o promettere utilità, 3 anni e 6 mesi per l’ex vice sindaco Marco Savini, l'ex assessore Cristiano Tomei e l'imprenditore Vladimiro Lotorio per associazione per delinquere. Per Vincenzo Cirone e Giuseppe Di Pietro ha chiesto 4 anni per concussione. Infine, per Angiolo Barneschi ha chiesto 2 anni e 8 mesi per riciclaggio. Complessivamente, in primo grado, il processo si era concluso con la condanna di 13 imputati, 17 assoluzioni e 5 prescrizioni e molti imputati erano stati comunque assolti da vari reati. Ieri, invece, il procuratore generale ha chiesto la prescrizione per molti reati. A prendere la parola, poi, sono stati anche gli avvocati e la sentenza bis è stata fissata al 21 novembre. Ciclone è il primo grande processo ad arrivare in Appello e a riportare Cantagallo all’età di 44 anni, quella dell’arresto del 15 novembre 2006 quando il sindaco di centrosinistra venne decapitato da una delle prime inchieste che intrecciava politica e mattone. A impugnare la sentenza emessa dal tribunale di Pescara sono stati sia i difensori degli imputati e sia il pm Varone che aveva guidato le indagini della squadra Mobile di Pescara. La sentenza in Appello arriverà il 21 novembre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

