Il pm: Caffè Venezia condannate i titolari a 5 anni e mezzo

Inchiesta per riciclaggio, la procura chiede anche la confisca dei bar e del panificio. La sentenza è fissata al 9 dicembre
PESCARA. Cinque anni e sei mesi per i fratelli Granatiero per riciclaggio: sono state queste le richieste del pm Gennaro Varone per i due imputati principali dell’inchiesta che ruota attorno al Caffè Venezia e che si avvia verso la sentenza fissata al 9 dicembre.
In un’oretta il magistrato ha ricostruito l’inchiesta che, tre anni fa, coinvolse il bar in centro con una maxi operazione di polizia e finanza presentando le conclusioni per i sette imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Per i due fratelli Granatiero, titolari dei bar, il pm ha chiesto una condanna di 5 anni e 6 mesi per riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita, chiedendo l’assoluzione per due reati finanziari. Inoltre, l’accusa ha anche chiesto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per tre anni così come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. Il magistrato ha chiesto l’assoluzione dal reato di riciclaggio «perché il fatto non costituisce reato» di Giuseppe Prencipe, legale rappresentante di una società, chiedendo la condanna a 2 anni e 6 mesi per tre reati di natura finanziaria. Per Anna Brigida e Severino Prato, ambedue residenti a Manfredonia, il magistrato ha invece chiesto l’assoluzione.
L’inchiesta di Caffè Venezia riporta a tre anni fa quando, con un maxi-blitz poliziotti e finanzieri sequestrarono i Caffé Venezia in piazza Salotto e in via Venezia e altri locali facendo finire all’epoca sul registro degli indagati sette persone tra cui i fratelli originari di Manfredonia e titolari dei bar.
Il cuore dell’inchiesta è rappresentato dal rapporto tra la famiglia Granatiero e la famiglia pugliese dei Romito considerati dall’accusa i presunti finanziatori occulti delle attività pescaresi e per cui i Granatiero sono stati accusati di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. Nel 2012, il pm ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per i sette imputati dando il via a un periodo di udienze preliminari iniziate l’11 dicembre 2012.
Da quella data il processo non si è praticamente mosso rallentato dai rinvii e ora diventato più veloce, breve, in seguito alla richiesta di rito abbreviato da parte della difesa degli imputati. Tra le richieste del pm anche la confisca di alcune quote societarie e dei locali Piano Terra, dei due Caffè Venezia in centro e nell’omonima via e della panetteria “Piglia la Puglia” sempre in via Venezia perché, per l’accusa, «servirono a commettere il reato di riciclaggio». Anche per la madre dei fratelli Granatiero Antonia Grieco, il pm ha chiesto la condanna a cinque anni sempre per il reato di riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita. Invece il magistrato, per tutti gli imputati, ha chiesto l’assoluzione da una serie di reati fiscali.
In aula si tornerà il 9 dicembre quando a prendere la parola saranno le difese degli imputati e, quindi, ci sarà la sentenza.
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