Il pm: il Comune è al verde e i cittadini pagano più tasse

10 Aprile 2015

La memoria depositata al Riesame: la comunità divisa in due categorie, c’è chi paga e chi non paga

PESCARA. C’è un collegamento, secondo la procura, tra i 36 milioni di euro di crediti che sarebbero stati dichiarati inesigibili dalla Soget e le gravi difficoltà finanziarie in cui versa il Comune di Pescara che, da quella somma, avrebbe sicuramente tratto beneficio. Se per il pm Gennaro Varone la presunta inesigibilità di quei crediti «ha contribuito in modo determinante al dissesto del bilancio pubblico», il tribunale del Riesame, accogliendo la memoria del pm, non si è espresso su questa circostanza.

Il pm: ecco perché il Comune è al verde e le tasse sono aumentate. Ma è questo l’obiettivo ambizioso – e tutto da provare – dell’inchiesta per truffa in cui l’accusa vorrebbe cercare di dimostrare che la Soget avrebbe truffato il Comune «per ottenere un profitto» e, di riflesso, le conseguenze si sarebbero ripercosse poi sui cittadini. E’ per questo motivo che la procura, sempre nella memoria depositata, non solo circostanzia un episodio che reputerebbe “anomalo” ma si lascia andare a commenti: «Il Comune è in pre-dissesto a cui è conseguito un brusco aumento delle tariffe per i cittadini che le tasse le pagano».

Il pm: «C’è chi paga le tasse e chi viene agevolato». Così, nelle mente del magistrato e a causa di quei presunti «favori personali della Soget», come li definisce, riferendosi alle presunte revoche ai pignoramenti a politici e professionisti, Pescara risulterebbe divisa «in due grandi categorie» che elenca. «Coloro che le tasse le pagano o che vengono perseguiti in caso di pagamento», scrive il pm, «e chi invece non le paga e viene lasciato stare». Ed è qui il riferimento ai casi che per Varone sarebbero documentati, come le multe non pagate del consigliere regionale Lorenzo Sospiri o le tasse sui rifiuti e le multe del sindaco di Chieti Umberto Di Primio, tutti non indagati.

«La sospetta rinuncia della Soget al Comune». Le indagini sulla Soget, nate in seguito a un esposto che segnalava presunti favoritismi, sono iniziate parecchio tempo fa e, ad esempio, le perquisizioni e il sequestro di tutti i documenti è datato il 3 febbraio eppure, secondo il magistrato, nel mese di marzo – quindi a indagine iniziata – la Soget avrebbe «depositato in Comune il 25 marzo una fattura di storno datata 31dicembre 2014 con la quale rinunciava a ben 850 mila euro di aggio». Una rinuncia sospetta, secondo l’accusa, proprio perché arrivata in seguito alla perquisizione e per cui Varone commenta: «E’ stata un tecnica di copertura di illeciti, l’entità enorme conferma che si tratti di una pretesa illecita perché, evidentemente, fondata su falsi discarichi».

La Soget disse: riscuotiamo senza sconti a nessuno. Uno dei punti della difesa del direttore Monaco della Soget era proprio la genericità del capo di imputazione, l’individuazione di quel profitto derivante dalla presunta truffa. Gli avvocati Sergio Della Rocca e Gianfranco Iadecola avevano anche evidenziato, nella loro memoria, la mancata applicazione della corretta normativa mentre la stessa società aveva spiegato al Centro che quei 36 milioni di euro non erano stati affatto dichiarati inesegibili come invece dice l’accusa. La Soget aveva inoltre specificato che «riscuoteva per tutti alla stessa maniera» aggiungendo di «rispettare «tutte le procedure per riscuotere». L’inchiesta resta ancora aperto e le indagini proseguono. (p.au.)

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