Il pm Papa muore in casa per un malore

19 Agosto 2023

Il magistrato pescarese in servizio a Campobasso stroncato da un infarto a 61 anni: indagò sul malaffare nella politica del Molise

PESCARA. Aveva passato le vacanze nella sua Pescara, tra giornate al mare – «La temperatura del mare Adriatico è diventata termale», così scherzava su Facebook – e incontri spensierati con gli amici di sempre. Poi, era ripartito per tornare al lavoro nell’ufficio della Procura di Campobasso con la promessa che sarebbe tornato presto in città. Invece, ieri mattina, il magistrato Fabio Papa è stato trovato morto nella sua casa alla periferia di Campobasso: a stroncare il pm è stato un malore. Papa aveva 61 anni: lascia la moglie e tre figli, da meno di un anno era diventato anche nonno. L’ultima foto postata sulla pagina Facebook era dedicata proprio alla famiglia in crescita: «Tre papi», padre, figlio e nipote con indosso una tutina azzurra dalla scritta “Papà sa tante cose ma nonno sa tutto”. Domani alle ore 16.30 i funerali nella chiesa del Mare.
Al rientro dalle ferie, ieri, Papa doveva essere di turno in Procura ma non si è presentato in ufficio: un’assenza ingiustificata che ha allarmato i collaboratori che hanno provato a contattarlo sul cellulare ma senza ricevere alcuna risposta. Sono stati i carabinieri di Campobasso, dopo aver sfondato il portone dell’abitazione vicino al cimitero cittadino, nella zona di San Giovanni in Golfo, a scoprire che il magistrato era morto. Papa si trovava sul divano, nessun segno di morte violenta: sul posto insieme ai carabinieri, anche la polizia scientifica e il 118.
Da oltre trent’anni in magistratura, noto per le indagini sui colletti bianchi e sul malaffare in Molise, Papa era un personaggio conosciuto a Pescara: era cresciuto nella zona del centro e aveva frequentato il liceo classico D’Annunzio. «A quei tempi era uno dei più bravi della scuola, all’ultimo anno prese 10 al tema di italiano», racconta l’amico Stefano Cardelli, che l’aveva visto negli ultimi giorni di ferie passati in città, «Fabio era un grande amico ed era testimone di nozze di mio fratello: ricordo che insieme studiavano nella nostra casa di famiglia in campagna per prepararsi alle interrogazioni e agli esami. Fabio era già da allora un grande studioso, senza ombra di dubbio una brava persona, un uomo perbene e di alta cultura».
Dopo il liceo, Papa aveva scelto la facoltà di Giurisprudenza all’università di Ferrara: un percorso di studi brillante culminato con l’accesso alla magistratura. Papa era stato pm a Campobasso fino a quando, nel 2015, fu trasferito a Rovigo per decisione del Csm a causa di un’inchiesta su un presunto ricatto all’allora governatore del Molise, Paolo Di Laura Frattura del Pd, un caso giudiziario terminato poi con l’assoluzione di Papa e della giornalista Manuela Petescia di Telemolise. Dopo il trasferimento a Rovigo, Papa era stato giudice anche a Chieti. Nel 2018, dopo l’assoluzione dal reato di concussione, il ritorno alla procura di Campobasso in qualità di procuratore distrettuale requirente. L’assoluzione di Papa e Petescia aveva aperto un caso politico oltre i confini del Molise con appelli al leader Pd dell’epoca Matteo Renzi per «rimuovere» Frattura dall’incarico: nel processo si era costituita come parte civile anche la presidenza del Consiglio dei ministri dell’era Renzi.
«La magistratura e la Procura di Campobasso perdono un valido magistrato e servitore dello Stato», dice il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti. «Lascia un vuoto, oltre che nella magistratura, anche nell’avvocatura con cui ha sempre interloquito con grande rispetto dei ruoli», commenta Francesco La Cava, presidente della Camera penale di Isernia. «Un interlocutore autorevole, altamente qualificato ed estremamente disponibile in ogni circostanza», il ricordo di Marco Vitale, presidente dell’Aiga di Campobasso. Anche l’amministrazione comunale di Campobasso, con il sindaco Roberto Gravina, saluta il magistrato: «Papa lascia un grande vuoto nella magistratura e nella società civile molisana che ne ha saputo apprezzare la serietà e il riserbo professionale propri di chi ha esercitato la propria attività sempre con la doverosa attenzione verso il bene comune».