Il pm: «Uccise il vicino con crudeltà»

Chiesto il processo per Roberto Mucciante. Lo scorso 25 aprile assassinò in garage Salvatore Russo con 38 coltellate
PESCARA. Uccise il vicino di casa perché disturbato dai rumori a suo dire provenienti dall’appartamento della vittima infliggendogli 38 coltellate, prima al torace e all'addome, con il colpo fatale al cuore, e poi dietro alla schiena. Una furia omicida quella di Roberto Mucciante, 52 anni, che non lasciò scampo a Salvatore Russo, muratore di 58 anni. Il pm Luca Sciarretta, che ha ereditato il fascicolo dalla collega Valentina D’Agostino, ha presentato la richiesta di processo per l’omicida al quale, oltre ai futili motivi, viene contestata anche l’aggravante della crudeltà.
I difensori dell'imputato, gli avvocati Gianluigi Amoroso e Clara Di Sipio, potrebbero chiedere il rito abbreviato, rito alternativo che consente di definire il processo in sede di udienza preliminare e ottenere uno sconto di pena pari ad un terzo. Sulla decisione finale del giudice e sull’alleggerimento della posizione processuale del 52enne avrà un ruolo importante la perizia disposta dal gip Antonella Di Carlo durante la fase delle indagini, per accertare le condizioni psichiche dell’omicida. Per l’autore della perizia, il professor Massimo Di Giannantonio, docente di Psichiatria alla facoltà di Medicina dell’università D’Annunzio, all’epoca dei fatti Mucciante era parzialmente incapace di intendere e di volere, poiché «affetto da una patologia psichiatrica che ne ha compromesso grandemente la capacità di autodeterminarsi».
La perizia rivelò anche che il disturbo del 52enne risalirebbe al 1999, quando l’omicida si rivolse a una struttura psichiatrica pubblica che gli diagnosticò una sofferenza psichiatrica, prescrivendogli una serie di farmaci. Giannantonio spiegò che «una sofferenza psicopatologica importante non esordisce come un fulmine a ciel sereno» e che «se non diagnosticata e trattata correttamente, nel corso del tempo peggiora e può portare a episodi eclatanti di crisi».
È proprio quello che sarebbe avvenuto il 25 aprile 2018: Mucciante «preda della sua sofferenza psicopatologica, non trattata e non adeguatamente curata, ha avuto un’esplosione psicotica di grande importanza». La riprova di ciò, secondo la perizia, è che il trattamento sanitario ricevuto in carcere da Mucciante, a base di tranquillanti minori, farmaci anti-psicotici e farmaci anti-depressivi, «dopo un certo numero di mesi ha prodotto dei miglioramenti sia dal punto di vista sintomatologico che dal punto di vista comportamentale».
Un omone buono e forte, Salvatore, fisicamente tre volte il suo assassino. Ma la mattina dello scorso 25 aprile non riuscì a difendersi, il vicino non gli diede tempo e modo. La tragedia avvenne nei locali garage del palazzo dove vivevano, all’angolo tra via del Circuito e via Pian delle Mele, quasi al confine con Villa Raspa. Un delitto che ha sconvolto per sempre una famiglia unita e affiatata. Salvatore era un gran lavoratore e apprezzato da tutti. Sposato, padre di quattro figli e nonno di un nipotino, era bravo a fare e ad aggiustare tutto. Da quel giorno la famiglia del 58enne, assistita dagli avvocati Andrea Cocchini e Alessandro Dioguardi, ha sempre chiesto solo una cosa: giustizia per Salvatore.
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