Il ponte del mare blocca il nuovo porto

12 Settembre 2018

Nel piano non si è tenuto conto dei piloni dell’infrastruttura. Il Forum H20: «Svista clamorosa». L’Arap: «È superabile»

PESCARA. Il progetto del nuovo porto di Pescara è da rivedere. I tecnici che lo hanno redatto non hanno tenuto conto della presenza nell’alveo fluviale dei piloni del ponte del Mare. Una svista definita «un errore clamoroso» dal Forum H20, il movimento ambientalista che si è accorto della gaffe commessa dai progettisti.
Ma per l’Arap, l’azienda regionale per le attività produttive, che è la stazione appaltante dell’intervento del nuovo porto, si tratta di una semplice interferenza tra le due infrastrutture risolvibile con una modifica al progetto. Modifica che, tuttavia, potrebbe far lievitare leggermente i costi previsti per la nuova opera. Ma l’intervento è necessario, perché i piloni potrebbero rallentare il deflusso del fiume creando, forse, qualche problema di sicurezza in caso di piena.
Quanto basta, dunque, per scatenare un vespaio di polemiche. Lo conferma il tono del comunicato emanato ieri dal Forum H20. «Incredibile svista», si legge nella nota, «il nuovo porto canale si restringe e non rispetterà le previsioni del Piano regolatore portuale, causa...i piloni del ponte del Mare». Ma che cosa è accaduto? La spiegazione arriva dal responsabile dell’Arap Giampiero Leombroni. «Non è stato commesso un errore», afferma, «il problema nasce dal fatto che il Piano regolatore portuale è stato redatto nel 2008, contestualmente alla realizzazione del ponte del Mare». In pratica, i tecnici, nella stesura del progetto del nuovo porto che dovrebbe risolvere i problemi di inquinamento del mare e di insabbiamento del fiume, non avrebbero tenuto conto del ponte che si stava realizzando.
Una tesi che, però, viene confutata dal Forum H20. «Nelle carte», fa presente il movimento, «gli ineffabili progettisti del nuovo porto paiono prendersela con l’ideatore del ponte, sostenendo che la progettazione è avvenuta nel 2008, contestualmente alla redazione del Piano regolatore portuale e che quest’ultimo il ponte lo riporta graficamente. Evidentemente dandosi una bella zappata sui piedi, visto che dimenticano che il Piano regolatore portuale non è del 2008 ma è stato approvato a fine 2016, 8 anni più tardi, dopo innumerevoli relazioni e consulenze e nonostante quel ponte riportato sulla carta. Forse pensavano che lievitasse nell’aria?».
Ora, si dovrà risolvere il problema. Per questo motivo, l’Arap ha già incaricato il professore e ingegnere Mario De Miranda, già progettista delle opere strutturali del nuovo porto, di studiare una soluzione valida. Soluzione che dovrà essere eseguita nella stesura del progetto definitivo, dopo l’analisi specialistica geotecnica e strutturale riguardante il ponte. «Nella peggiore delle ipotesi», ha precisato Leombroni, si dovrà intervenire con una profondità di dragaggio maggiore per migliorare il deflusso del fiume». Operazione che comporterebbe un aumento della spesa. Spesa che, secondo stime dell’Arap, si dovrebbe aggirare sui 500-600mila euro in più del previsto.
Ma per il Forum H20, l’errore commesso dai tecnici sarebbe ben più grave di quanto sostiene l’Arap. «Il nuovo porto canale di Pescara, previsto nel Piano regolatore portuale 2016 sulla carta», avverte il Movimento ambientalista, «avrebbe dovuto essere largo 60 metri, rispetto agli attuali 44. Ma i progettisti non avevano fatto i conti con la presenza del ponte del Mare, delle sue pile e delle relative fondazioni. Pertanto, dovrà essere ristretto». E ancora: «Con 15 milioni di euro si riesce a costruire solo una piccola porzione della mastodontica opera da decine, se non centinaia di milioni di euro. Sostanzialmente, si farà la cosiddetta prima fase costituita dal molo nord, che dovrà seguire il nuovo andamento a S del porto canale previsto nel Piano regolatore portuale 2016, largo appunto 60 metri. Assetto formulato dopo studi su studi, consulenze su consulenze, le ultime ancora nel 2015».
E sulle possibili soluzioni da adottare il Forum H2O non risparmia il sarcasmo. «Il nuovo porto canale così ben disegnato dal nuovo Piano regolatore non c’entra», sottolinea, «no, 60 metri non ci capano proprio. Di quanto? Gran consulto, fatti i rilievi, verificate solo ora le carte. Forse, di 5 metri, oppure di 16. Non proprio ’na ’nticchia». «Pertanto», conclude il movimento ambientalista, «il porto canale, invece di 60 metri, verrà un po’ ristretto: 55 metri o, addirittura, 44 metri proprio come ora. Come mai questa incertezza? Perché volendo far andare avanti lo stesso le carte delle autorizzazioni e dell’appalto, i solerti funzionari hanno comunque avviato la procedura di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale presso la Regione, presentando entrambi le opzioni».
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