Il porto ancora insabbiato “respinge” le imbarcazioni

I pescatori: «Le banchine sono inavvicinabili, subito un nuovo dragaggio»
FRANCAVILLA. Troppi problemi sulle banchine, troppe questioni mai risolte. I fondali sono di nuovo insabbiati, come accade ciclicamente, e non consentono alle imbarcazioni di avvicinarsi più di tanto, le colonnine per il rifornimento di acqua ed energia elettrica sono vecchie e fatiscenti oppure, peggio ancora, sono nuove di zecca ma non sono mai state attivate, le telecamere non dispongono di una memoria e quindi risultano inutili quando si verificano dei furti a bordo, e succede di frequente.
E poi le casupole per approvvigionarsi del carburante sono impossibili da raggiungere, sempre per colpa dell’insabbiamento, il cantiere navale andrebbe riqualificato e le zone vicine alle banchine andrebbero tenute libere, mentre ora sono prese d’assalto per il parcheggio selvaggio.
L’elenco delle disfunzioni è lungo e rischia di allungarsi ancora di più con l’arrivo dell’inverno, perché i fondali s’insabbieranno ulteriormente e i pescherecci incontreranno difficoltà sempre maggiori ad entrare ed uscire dal porto e per accostarsi alle banchine.
Sapendo che nell’immediato non si prevede niente di buono, il rappresentante degli armatori Mimmo Grosso ha chiesto e ottenuto che si svolga un sopralluogo per valutare la situazione e decidere il da farsi: l’appuntamento è in programma venerdì, alle 9, con l’assessore regionale Dino Pepe e il comandante della Capitaneria di porto Enrico Moretti, mentre nei giorni scorsi una prima riunione si è tenuta in Regione. Quello di venerdì sarà un tour tra le due banchine, nord e sud, per mostrare che cosa non va, con la speranza che qualcosa si muova anche se sono passati anni da quando gli armatori chiedono interventi consistenti sul porto, tanto al centrodestra quanto al centrosinistra, e di risultati se ne sono visti pochi.
Il nodo principale resta quello dei fondali, che si insabbiano e rendono le manovre e l’attracco in banchina impossibili. Grosso ne sta facendo le spese personalmente, ma non è il solo, e solo qualche giorno fa è stato costretto ad accostare di sbieco la sua “Nausica”, avvicinando soltanto la prora alla banchina nord e lasciando la poppa «a tre o quattro metri di distanza», e per risalire a bordo si è dovuto «arrampicare sulla cima, come un funambolo».
«Questo vuol dire», commenta Grosso, «che la profondità è di massimo tre metri a fronte dei tre metri e 40 della mia imbarcazione. Certo, è vero che è sempre stato così, a parte i mesi immediatamente successivi al dragaggio, ma è difficile lavorare in queste condizioni, con dei fondali in uno stato pietoso, e il problema riguarda tutte le imbarcazioni», una cinquantina solo per lo strascico. Le operazioni diventano ancora più complicate quando si fa rifornimento di acqua e carburante perché «il peso delle barche aumenta e aumenta la possibilità di toccare i fondali».
Questi limiti si avvertono ancora di più sulla banchina sud, soprattutto nel tratto che va dal ponte del mare verso l’interno, dove «la banchina è inavvicinabile, sempre per colpa dei fondali, e per questo motivo è stato necessario far arrivare l’autobotte che rifornisce di carburante, perché la zona dei casotti non è raggiungibile. Le colonnine per il rifornimento posizionate da anni non sono mai state attivate nonostante che siano nuovissime, perché pare che siano finiti i fondi».
Se attraccare è difficile, «entrare ed uscire dal porto è pericolosissimo, specie per le imbarcazioni più grandi e quando andiamo in mare, la domenica notte, c’è la possibilità di accavallarsi all’altezza della diga foranea». Con l’arrivo dell’inverno «insicurezza e pericoli» aumentano perché con la pioggia «il fiume trasporta centomila metri cubi di detriti mentre il mare spinge la sabbia da fuori e il tappo che si è creato all’altezza della diga cresce». La soluzione potrebbe essere «un nuovo dragaggio, visto che l’ultimo (da 300mila metri cubi) risale al 2013, ma prima bisogna capire se si può usare la vasca di colmata per depositare il materiale da prelevare nel porto. E quindi, spiega Grosso, va analizzato il contenuto della vasca stessa, per capire se può essere al ripascimento della costa e in che misura perché, se così non fosse, andrebbe trasportato in discarica. Se avessero svuotato prima la cassa, ora non avremmo determinati problemi».
Nel calendario degli operatori del porto una data importante sarà l’inizio dei lavori per lo sfondamento della diga foranea, «entro gennaio», ma gli effetti di questo intervento sono incerti «perché quando non c’era la diga abbiamo passato il Natale del 1992 in banchina, a fare la guardia alle nostre imbarcazioni: il mare era in burrasca e non c’erano cime che bastavano per tenere ormeggiate le barche. L’apertura della diga potrebbe essere, quindi, un’arma a doppio taglio perché si dà sfogo al fiume e si limita l’insabbiamento ma, dall’altra parte, il porto sarà più vulnerabile».
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