Il porto insabbiato blocca la petroliera
La nave cisterna Galatea non è riuscita ad attraccare Di Properzio: non basta neppure viaggiare a mezzo carico
PESCARA. Le prime avvisaglie sono state avvertite in primavera, quando la nave cisterna Galatea per rientrare in porto è stata costretta a districarsi tra più di una manovra. Ieri mattina, invece, di fronte a un banco di sabbia in quel tratto di mare compreso tra il molo nord e la diga foranea, ha gettato la spugna anche l'unica petroliera rimasta a tenere alta la bandiera del traffico merci. La mareggiata che da venerdì a domenica ha sferzato la costa ha riportato la situazione dello scalo indietro di 4 anni, quando il porto è stato costretto a chiudere i battenti a causa dell'insabbiamento. La nave cisterna che dai depositi di Falconara trasporta gli idrocarburi alla darsena commerciale per rifornire i serbatoi del gruppo Di Properzio non è riuscita ad attraccare in banchina e ha dovuto cercare approdo a Marghera. E il dramma è che l'imbarcazione da più di un anno ha dovuto ridurre il carico a 3mila tonnellate di gasolio, circa la metà.
«Il traffico merci via mare», ammette amareggiato l'imprenditore Sabatino Di Properzio, «è sospeso a data da destinarsi. Il porto è inutilizzabile. Perché se ha inchiodato una nave di queste dimensioni, che ormai viaggia a mezzo carico, allora vuol dire che ci saranno seri problemi anche per i pescherecci. Il piano regolatore è fermo, le modifiche alla diga foranea non sono state fatte e la Snav ha già annunciato l'addio dal prossimo anno. A differenza delle altre volte, quando la petroliera ha toccato, ma poi è riuscita a crearsi un varco facendosi strada con le manovre, stavolta si è dovuta fermare di fronte a un gradino di sabbia. E se non si interviene, sarà sempre peggio». Il maltempo dello scorso week-end ha annullato gli effetti degli ultimi lavori di pulizia, terminati a marzo. Ma più che di un dragaggio in senso stretto, si è trattato di una "movimentazione" di circa 25mila metri cubi di sedimenti realizzata nella darsena commerciale. «Sarebbe auspicabile», sostiene Di Properzio, «un'operazione di scavo strutturata. Ma è chiaro che qualsiasi intervento è il benvenuto perché ci consentirebbe di ripartire, anche minimamente». «E' una vergogna», sbottano i consiglieri comunali di Forza Italia e di Pescara in Testa, «marchiata a fuoco dal duo D'Alfonso-Alessandrini che, occupando le poltrone più importanti d'Abruzzo, in due anni è stato incapace di dotare Pescara di un nuovo piano regolatore portuale che avrebbe consentito di aprire la diga foranea e garantire l'agibilità».

