Il prefetto convoca Pettinari: ipotesi scorta dopo le minacce

Di Vincenzo ha chiesto una relazione. Il caso all’attenzione di Antimafia e ministro
PESCARA. Le minacce a Pettinari saranno portate all’attenzione della commissione Antimafia e dei ministeri della Giustizia e dell’Interno. E a Pescara, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo annuncia: «Valuteremo la questione con la massima attenzione». Arriva la solidarietà delle istituzioni al vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari, esponente del M5S, che ieri al Centro ha denunciato, uscendo ufficialmente allo scoperto, anni di minacce e intimidazioni da parte della malavita e la «solitudine del soldato di trincea» impegnato nelle lotte quotidiane per tutelare i diritti dei cittadini nelle piazze e nelle strade, sempre al fianco dei più deboli. Manifestazioni che hanno assunto sempre toni «eclatanti», con il sigillo del tricolore in mano, che però «infastidiscono il potere criminale» dei rioni periferici.
Portare la tv nazionale a Rancitelli, qualche giorno fa, ha riacceso gli animi dei residenti del Ferro di Cavallo che mal sopportano le incursioni di Pettinari e che sui social minacciano di fargliela pagare: «Vanno fatte le chiamate alle armi, c'è il momento del dialogo e quello dell'azione». Dopo gli ultimi attacchi, Pettinari ha deciso che la misura è colma e che è arrivato il momento di esprimere lo sdegno dell'assenza delle istituzioni al suo fianco: «Mi hanno lasciato solo a condurre le battaglie contro il malaffare e la criminalità. Sono con me solo i cittadini che mi vogliono bene e mi chiedono di stare attento».
Pettinari, che oggi invierà al prefetto Di Vincenzo una «intensa e accorata» relazione su decenni di «soprusi, minacce, offese sopportati in silenzio» fino al culmine degli ultimi striscianti attacchi sui social, rivela di non aver mai avuto una scorta, ma «spero che chi è deputato a proteggere l'incolumità dei cittadini, e anche la mia, sappia fare le giuste valutazioni». Ieri mattina, è arrivata la telefonata del prefetto al vice presidente del consiglio regionale: «Attendiamo la documentazione e poi, con le forze di polizia, valuteremo la situazione con la massima attenzione». Contemporaneamente si scatena la solidarietà dei colleghi pentastellati. Il sottosegretario Gianluca Castaldi, dal suo profilo Facebook annuncia di aver «messo a conoscenza di questi gravi fatti il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede» ed esprime vicinanza «a Domenico che continuerà con la schiena dritta nel suo impegno politico e sociale, come ha sempre fatto. Come lui stesso ha sottolineato, le minacce e le ingiurie che ha ricevuto non sono le prime e non saranno le ultime».
Parole di sostegno anche dalla deputata abruzzese del M5s Daniela Torto, che in un post dichiara: «Le battaglie sul campo da lui condotte mantengono da anni una luce accesa sui gravi problemi creati dalla malavita nei quartieri di Pescara. Questo, però, scopre il fianco anche a una persona coraggiosa che in momenti così non può e non deve essere lasciata sola». E prosegue annunciando il suo «immediato e personale impegno. Io ci sono. Ho appena interessato la prefettura di Pescara e avviato una interlocuzione con il ministero competente tramite il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia».
«Le minacce non hanno mai fermato il M5S», è l’annuncio del gruppo consiliare regionale pentastellato, «e non lo faranno ora. Pettinari non è solo, non lo è mai stato e mai lo sarà. A lui il sostegno per le parole minacciose ricevute negli ultimi giorni a seguito delle sue attività di denuncia nel quartiere Rancitelli. Non saranno certo le parole di chi pensa che l’intimidazione sia un’arma efficace contro la denuncia a fermarlo. Noi non ci gireremo dall'altra parte». Solidarietà a Pettinari dal movimento molisano e dagli Amici del premio Paolo Borsellino. E una valanga di affetto da parte della gente comune: «Tante persone anziane mi hanno scritto per dirmi che stanno pregando per me. Questa è la forza che mi danno per continuare le mie battaglie».
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