Il preside e il blitz anti droga: «Un dovere proteggere i ragazzi»

Il preside dell'Istituto professionale Di Marzio-Michetti: «C'è chi chiude un occhio e chi no». E lui sta con gli occhi ben aperti, perché deve e vuole proteggere i suoi alunni, anche dalla droga, «che circola nelle scuole superiori, si sa».
PESCARA. «C'è chi chiude un occhio e chi no». E lui sta con gli occhi ben aperti, perché deve e vuole proteggere i suoi alunni, anche dalla droga, «che circola nelle scuole superiori, si sa». Carlo Frascari, dirigente scolastico dell'istituto professionale Di Marzio-Michetti di via Arapietra, a Pescara, ha lanciato l'allarme alla polizia e si è rivolto al questore, Paolo Passamonti, per sollecitare un controllo nell’istituto scolastico, dove qualche spacciatore potrebbe sentirsi al sicuro o comunque al riparo rispetto a un possibile controllo delle forze dell'ordine.
Dopo l'allarme di Frascari non si è fatto attendere un blitz mattutino e, nella scuola, si sono presentati circa venti poliziotti con le unità cinofile, che hanno sequestrato una ventina di dosi di marijuana. Un metodo non nuovo, quello del dirigente scolastico, che già negli anni scorsi aveva chiesto e ottenuto due interventi di questo genere dalle forze dell'ordine, e lo ha fatto nel momento in cui ha avuto sentore di poter perdere il controllo della situazione. «Non è una cosa straordinaria», dice, «rientra nell'attenzione ordinaria verso fenomeni che purtroppo esistono» spiega Frascari. «Io ho una finalità specifica, che è quella di proteggere gli alunni, e mi muovo d'intesa con il personale scolastico. Se su 900 studenti ce ne sono alcuni che hanno delle tendenze sbagliate io devo salvaguardare tutti gli altri. Certo, la maggior parte non ha di questi problemi, ma bisogna evitare che si avvicini al nostro istituto qualcuno che spaccia e che vuole approfittare degli spazi della scuola per cedere droga», senza entrare nel merito se il pusher di turno sia un alunno del Di Marzio - Michetti.
«Gli stupefacenti», dice ancora il dirigente scolastico, «si stanno diffondendo troppo, generano implicazioni sulla salute, e senza fare i puritani c'è da rendersi conto che il problema riguarda anche le scuole. Qualcuno potrebbe pensare che i nostri istituti siano terra di nessuno e io non lo accetto. Noi abbiamo fatto un passo per contrastare il fenomeno, quanto meno per limitarlo. Il che, ovviamente, non risolve il problema. Abbiamo messo un mattoncino, nessuno vuole fare l'eroe. Nel nostro piccolo è un segnale, un segnale di serietà delle istituzioni, finalizzato a far capire che non dormiamo, e speriamo che arrivi il concetto che è difficile passare inosservati».
Frascari glissa sul paragone rispetto alla linea adottata da altri dirigenti, anche perché ritiene che il suo metodo «dovrebbe essere applicato da tutti» ma se così non fosse il blitz dell'altro giorno «potrebbe far riflettere qualcuno. Chissà».
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