Il presidente dei familiari dei morti della strada «Di Lello da vittima si è trasformato in carnefice Gesto ingiustificabile su cui occorre riflettere»

di ALBERTO PALLOTTI* Mi sono interrogato molto, da vittima della strada, sul significato profondo che hanno queste due tragedie. Da un lato l’omicidio di Roberta Smargiassi, dall’altro quello di...
di ALBERTO PALLOTTI*
Mi sono interrogato molto, da vittima della strada, sul significato profondo che hanno queste due tragedie. Da un lato l’omicidio di Roberta Smargiassi, dall’altro quello di Italo D’Elisa. E poi c’è Fabio Di Lello: vittima per la morte della moglie Roberta, diventato carnefice. In questi giorni abbiamo assistito ad un cancan mediatico di tesi che sostengono la reazione di Fabio e di altre che la condannano. Premetto subito che non c’è giustificazione per la reazione di Fabio. Molti l’hanno chiamata vendetta anche se io la penso diversamente.
Una vittima della strada può capire cosa significa perdere la persona più cara al mondo. Una tragedia immane che ti devasta dentro giorno dopo giorno, un senso di vuoto incolmabile, quel crollo inevitabile di ogni interesse per la vita, anche di altre persone che magari ti vogliono bene, o che ti sono vicine. Questo ovviamente vale anche per i genitori ed i parenti di Italo, non solo di Roberta. Potremmo stare qui all’infinito a discutere sull’umanità, la correttezza o legittimità di quello che ha fatto Fabio. Persone differenti ragionano in modi diversi. Anche nel mondo occidentale, quello che in teoria dovrebbe essere più evoluto, ricco, esistono pareri completamente discordanti. C’è per esempio chi giustifica la pena di morte, l’esecuzione di stato. Togliere la vita a chi l’ha tolta.
Non è giustizia privata, non è vendetta, è giustizia di stato. Molti paesi hanno la pena di morte. Questo evento, quello successo a Vasto, era ampiamente prevedibile. Sono morte 400 mila persone dal 1980 ad oggi, solo in Italia. A volte sono incidenti odiosi, con alla base una quantità di trasgressioni delle più banali regole di rispetto della vita umana. Certi casi, a mio avviso, sono impossibili da definire colposi. Potrei citarvi molti casi eclatanti, famiglie intere distrutte da ubriachi, drogati, a velocità folli, che poi facevano i sorrisi e prendevano per i fondelli le vittime in tribunale, e che non hanno mai visto le porte del carcere. Mai un gesto di ravvedimento. Non si possono definire incidenti stradali tutti gli scontri. Alcuni sono veri e propri omicidi volontari. L'immagine di un uomo privato dei suoi affetti ingiustamente e poi reagisce fa parte del genere umano dalla notte dei tempi.
E ha sempre suscitato umana comprensione e anzi, talvolta, viene eretto ad eroe. Ma quello che ha fatto Fabio è profondamente sbagliato, farsi giustizia da sé è pericoloso e assolutamente non tollerabile da uno stato di diritto. Se lasciassimo impunita oppure osannassimo quest’azione, le strade si riempirebbero di giustizieri e si assisterebbe a processi sommari continui. Violenza incita altra violenza. Non può essere, ovviamente. Ma, ritornando dalla parte della vittima, interrogandoci sulle motivazioni del gesto di Fabio. Ha ucciso Italo davanti a molte persone, e poi si è autodenunciato, ha aspettato le forze dell’ordine al cimitero, davanti alla tomba della moglie. Cosa sarebbe successo se invece non avesse confessato subito? Si può parlare di premeditazione? Piuttosto analizzerei quanto un essere umano possa sopportare prima di perdere il controllo in modo folle, irragionevole, totalmente incapace d'intendere e di volere. Questa tragedia dimostra come la legge dell’omicidio stradale sia entrata in vigore troppo tardi. La vita di Italo poteva essere risparmiata, ne sono sicuro, se in Fabio non ci fosse stata questa malsana idea di giustizia, lenta, burocratica, troppo garantista con i colpevoli. I tempi lunghi non ci sono stati a Vasto: come ha detto il procuratore l’inchiesta è stata veloce. Ma, come ha detto il vescovo, e sono sicuro che intendesse questo, nei tribunali sino ad oggi abbiamo assistito impotenti ad una giustizia un tanto al chilo. Le abbiamo davvero viste tutte. I colpevoli di queste tragedie sono molti, non si può dare la colpa solo a Fabio, o ad Italo, e neanche ai giudici, che fanno il loro lavoro talvolta in condizioni proibitive. Quello che è sbagliato è la mentalità di questo stato troppo garantista nel quale si pensa prima ad interessi privati di grosse lobby piuttosto che al cittadino. Ed è colpa anche del cittadino. Perché, quando facciamo i convegni e si parla di omicidio stradale vengono pochissime persone, quasi tutti prendono le distanze dal più grave problema che abbiamo nei paesi industrializzati: la strage stradale. Qui non si tratta di responsabilità, qui si tratta di processabilità. Tornando a Vasto, la questione che si pone è se Fabio Di Lello sia processabile, sia imputabile o meno. Questa tragedia va capita approfonditamente e deve essere fatta piena chiarezza su quello che è successo. Abbiamo l'occasione di crescere, abbiamo ancora bisogno di capire, aiutateci a farlo..
* Presidente Nazionale
Associazione italiana
familiari
e vittime della strada

