Il presidente Zazzara: «Il pianeta ora ci guarda noi saremo all’altezza»

10 Maggio 2021

Il numero uno dell’ente fa progetti: «Con i rappresentanti  dei 39 comuni e borghi programmeremo i prossimi 4 anni»

SANT’EUFEMIA. «E ora il mondo guarda alla Maiella, a questo territorio sterminato di storia, natura, cultura e presenza umana, fattori sui quali puntare per farlo conoscere non solo ai turisti, ma anche agli abruzzesi. Ora siamo Patrimonio dell’Umanità e dobbiamo cambiare per ridisegnare il futuro». C’è soddisfazione carica di responsabilità nelle parole di Lucio Zazzara, da un anno e mezzo presidente del Parco nazionale della Maiella, che con il riconoscimento di Geoparco Mondiale dell'Unesco diventa Majella Geopark (recuperando per osmosi quella j impropria che aveva perso di recente).
L’organizzazione delle Nazioni Unite, che ha lo scopo di promuovere il rispetto dell’ambiente, le buone pratiche dello sviluppo sostenibile e il dialogo interculturale, ha passato al setaccio ogni singola voce. Dire Maiella (antica catena di 100- 200 milioni di anni, la stima dei geologi) è dire non solo Parco con le sue vette, ma anche economia basata sull’artigianato, flora, fauna, cave, rocce, grotte, sentieri, altipiani, corsi d’acqua, vegetazione lussureggiante, patrimonio geomorfologico, escursioni, storie e leggende, turismo religioso con 40 eremi e turismo in generale nei 50 centri storici dei borghi arroccati che hanno imparato a mescolare tradizione e innovazione.
Un «parco di montagna affacciato sul mare» recita il sito istituzionale dell’ente, a testimonianza del legame di questa parte d’Abruzzo tra le grandi altitudini e la costa.
Volge lo sguardo al Morrone, Zazzara, e mentre si gode la natura selvaggiamente ordinata del giardino botanico di Sant’Eufemia, spiega cosa accadrà dopo la conquista del brand Unesco.
Presidente, quando e come è iniziato questo cammino?
«Dal 2016 stiamo lavorando per arrivare a questo traguardo insieme all'Ordine dei geologi della Regione Abruzzo che con l'ente Parco ha siglato un protocollo d'intesa per il progetto di candidatura. Ringraziamo quanti, da anni, hanno lavorato a questo risultato. Ora siamo nel Patrimonio dell’Umanità e il mondo ci guarda, il mondo guarda alla Maiella».
Cosa significa questo riconoscimento per l’intero territorio?
«Il 22 aprile, il giorno dell’annuncio ufficiale che non abbiamo resistito a tenere segreto, tanta è l’importanza e la responsabilità, per noi rappresenta un punto di partenza. Il Parco è stato scelto per le sue speciali caratteristiche che uniscono la geologia, la biodiversità, la storica presenza dell’uomo e tutta la cultura sviluppata nel tempo. Il Geoparco Unesco metterà sotto i riflettori internazionali il nostro sconfinato patrimonio naturalistico, culturale, storico e umano. Si tratterà di coniugare la natura con i fattori storici che entrano in relazione con la cultura contemporanea».
Quale sarà il primo provvedimento dell’esecutivo?
«Riuniremo al vertice i 39 sindaci dei Comuni e borghi che costituiscono il parco e programmeremo i prossimi 4 anni con progetti e idee. Ognuno dovrà fare la sua parte con le risorse che ha per far crescere il territorio e mantenere gli standard qualitativi. Tenendo ben presente che tra quattro anni saremo di nuovo sotto esame da parte dell’Unesco. Dovremo quindi, per superare gli esami ed essere riconfermati, dimostrare che il paesaggio non è solo cartolina ma immagine e identità del popolo».
La popolazione del Parco come ha reagito alla notizia?
«Le comunità saranno informate dai sindaci, circa lo stato di avanzamento di ogni singola iniziativa, passo dopo passo, attraverso tutti i canali di informazione a loro disposizione. Ma, più in generale, la popolazione deve prendere coscienza che deve cambiare, ripensare al modo di fare turismo che non può essere più quello di un tempo. Gli strumenti informatici saranno una base di partenza, ma è necessario potenziare i collegamenti. Ora abbiamo la certificazione di qualità di un territorio che è ricco e vasto, ma ancora troppo poco conosciuto, persino dagli stessi corregionali».
Quindi, su quali interventi farete leva per riprogrammare e pianificare il futuro?
«Intanto, speriamo e crediamo, che con il riconoscimento arriveranno finanziamenti per progettare il futuro. E con la certificazione il Parco trova una grande sponda. Dobbiamo superare delle criticità. Tra i nostri obiettivi c’è il potenziamento delle reti informatiche e dei segnali telefonici attraverso ripetitori piccoli ma sofisticati. Ancora: siamo impegnati nel miglioramento delle condizioni di sicurezza delle nostre montagne e per questo ringraziamo il raggruppamento carabinieri forestali (70 elementi, sede a Guardiagrele) per il grande lavoro di vigilanza sul territorio. Altro passo sarà dare un senso alla pianificazione del paesaggio che ha alle spalle una storia che non ti aspetti. Alla fine dell’800 il nostro territorio era meta di multinazionali alla ricerca del bitume, materiale pregiato di cui eravamo ricchi, per fare gli asfalti. Gli antichi romani da noi si rifornivano di pece per impermeabilizzare le navi».