Il quindicenne si confidò con un ragazzo
E’ con un messaggio sul telefonino che la vittima dei presunti abusi sessuali avrebbe confidato a un amico quello che, per l’accusa, era accaduto nella casa di don Vito. Un messaggio ricevuto da un...
E’ con un messaggio sul telefonino che la vittima dei presunti abusi sessuali avrebbe confidato a un amico quello che, per l’accusa, era accaduto nella casa di don Vito. Un messaggio ricevuto da un confidente che, molto allarmato, avrebbe poi mostrato agli adulti aggiungendo le conversazioni scambiate con il ragazzo: i suoi dubbi sulla sessualità, quella che per il giovane era diventata «un’ossessione». «Era sconvolto», dirà il confidente alla polizia, «si interrogava se era omosessuale o no», ha riferito. Nella casa di don Vito sono entrati quasi una decina di ragazzi, tra cui anche alcune ragazze. Eppure, una di loro ha riferito alla polizia di aver avvertito che la presenza femminile non era gradita al parroco. «Che cosa facevamo? Parlavamo di cose quotidiane. Ma ho sempre avuto la sensazione», ha detto una giovane, «che la presenza di noi ragazze non fosse molto gradita a don Vito. In nostra presenza non veniva neanche offerto da bere né alcolici, cosa che invece don Vito era solito fare quando in casa c’erano solo maschi». Saranno anche queste le testimonianze che entreranno nell’eventuale processo al parroco di Cepagatti. Il 5 dicembre, il primo step: è stato fissato l’incidente probatorio in cui sarà ascoltata la vittima. La sua versione verrà cristallizzata ed entrerà direttamente nel dibattimento.

