Il racconto di Tonia: «Piango, questa fuga fa male al cuore»

2 Marzo 2022

A 34 anni ha lasciato casa e marito con i figli di 2, 5 e 13 anni E Alina: «Non so dove andrò, il mio desiderio è solo tornare»

PESCARA. Hanno fatto un viaggio di 2mila chilometri e sono rimasti 24 ore chiusi in un autobus per mettersi in salvo dalla guerra. Dopo l’arrivo, lunedì scorso, della farmacista 29enne con la sorella di 13 anni e due bambini scappati dall'Ucraina, ieri sono arrivate a Pescara altre 16 persone, tra cui 6 bambini da 1 a 13 anni. Nei prossimi giorni troveranno alloggio a casa di parenti, tra Ortona e Napoli. E intanto, nella mattinata di ieri, sono stati accompagnati all’hotel Holiday di Porta Nuova, ospiti del Comune. Il pullman con i profughi provenienti dalla città di Chernivrtsi, al confine con la Romania, 600 chilometri da Kiev, è giunto all’alba intorno alle 5, accolti dal sindaco Carlo Masci: «Penseremo ai bambini, per alleviare il loro dolore per la maledetta guerra e per il distacco dalla loro casa, da affetti e amici», ricordando che «Pescara è la città dell'accoglienza». Col sindaco, l’assessore alla Protezione civile Eugenio Seccia, gli operatori della Caritas guidati da Corrado De Dominicis e la polizia municipale coordinata da Danilo Palestini. La prima accoglienza è stata a palazzo Fuksas, in via Volta, dove sono stati visitati e sottoposti a tampone anti Covid eseguiti da medici e pediatri della Asl. Lì si sono rifocillati con la prima colazione preparata dai volontari Caritas, cornetti, latte e caffè caldi, cracker, panini e succhi di frutta. Ai bambini sono stati donati giochi per distrarli dalle fatiche e dallo stress del viaggio. Poi le famigliole sono state trasferite in albergo con i pulmini della Caritas che ha provveduto a distribuire il pranzo a base di pasta al sugo, cotolette e verdure. Le operatrici della Caritas Luigina Tartaglia e Barbara Magliani sono sempre rimaste al fianco delle famiglie per sostenere ogni loro necessità. Negli occhi delle mamme stanchezza, paura e impotenza.
Tonia, 34 anni, imprenditrice agricola a Chernivrtsi come il marito rimasto a combattere in patria, è arrivata a Pescara con i tre figli di 2, 5 e 13 anni. «Il viaggio è stato pesante, abbiamo dormito e mangiato in autobus», racconta sfinita, facendo tradurre le parole dall'ucraino all’inglese al figlio maggiore Dima , «piango perché questa fuga mi fa male al cuore, a casa ho lasciato mio marito a difendere la nostra terra e non so quando potremo tornare. Per ora ringrazio tutti i pescaresi e coloro che ci stanno aiutando, qui abbiamo trovato tanta solidarietà». Per Tonia, Pescara è solo la prima tappa: «Andremo a vivere da mia mamma a Napoli». Alina, un'altra mamma ucraina, è molto scossa: «Abbiamo tanta paura, delle bombe e del futuro. Forse andrò a Ortona, non lo so, dove troverò lavoro. In Ucraina ho lasciato marito, figlia e una nipote. Sono tanto in pensiero per loro, il mio desiderio è solo tornare a casa». Stanco anche Alexander, l’autista del bus che lavora sulla tratta Pescara-Ucraina: «Abbiamo percorso 2mila chilometri in 24 ore», dice mentre imbocca un bambino. L’accoglienza all'Holiday è stata curata dalla famiglia Giannandrea, Giampiero, Federica, Antonio e Piero si sono occupati della preparazione delle camere all’alba e poi della distribuzione dei pasti: «Ci vengono le lacrime agli occhi a vedere questi bimbi strappati alle loro case e ai loro affetti, con questa guerra sembra di vivere un film. Faremo tutto il possibile per farli stare bene».
Un altro bus con 90 persone, in coda alla frontiera ungherese, era atteso a Pescara ieri sera. Contemporaneamente, nel pomeriggio, a palazzo di Città i pescaresi hanno fatto scattare un’altra gara di solidarietà. «I cittadini ci stanno portando pacchi di viveri, medicine e cibo in scatola soprattutto per i bambini» rivela il capogruppo Udc, Massimiliano Pignoli che ieri ha accolto anche «una ragazza di 18 anni giunta dall’ Ucraina in autostop viaggiando per due giorni e mezzo. Quando è arrivata ci ha raccontato che è dovuta scappare dalle bombe, è stata aiutata dai polacchi che le hanno dato un passaggio, i suoi genitori sono in Africa e sarà ospite della nonna a Pescara».