Il re del cachemire a Penne I sindacati: bene il polo, ora puntiamo sulle competenze

22 Ottobre 2023

Perseo (Cgil): «Bisognava impiegare risorse regionali sui corsi di formazione» Di Crescenzo (Cisl): «Attenti a non cannibalizzare le aziende del territorio»

PENNE. A Penne arriva il primo stabilimento produttivo di Brunello Cucinelli e fervono i preparativi per l’inaugurazione prevista per metà novembre. La notizia ormai è confermata e fra meno di un mese, anche se la data è ancora top secret, sarà proprio il re del cachemire italiano a tagliare il nastro del capannone nella zona del Ponte di Sant’Antonio, all’intersezione della statale 81 con lo svincolo che porta a Montebello di Bertona. Nella prima fase, saranno tra settanta e cento le maestranze che verranno impiegate, per poi aumentare fino a trecentocinquanta dipendenti con il secondo sito, i cui lavori dovrebbero terminare all’inizio del gennaio 2025, dove si realizzerà anche una mensa aziendale. Eppure, in questi giorni, alla soddisfazione per la creazione di nuovi posti di lavoro e al rilancio economico dell’area vestina si affianca la preoccupazione dei sindacati, a cominciare dalla Filctem Cgil Pescara, che si occupa anche del settore tessile. «Non abbiamo avuto colloqui con Cucinelli né visionato piani industriali», premette il segretario generale Antonio Perseo. «Questo non significa che non siamo felici per questa nuova attività. Al contrario. Ovviamente un investimento simile è una grande opportunità e anche l’affermazione di un territorio a vocazione tessile. Del resto, già dal 2011 invocavamo il polo dell’alta moda e la creazione di una zona artigianale, fondamentale sia per le professionalità che per attrarre nuovi investimenti che generano concorrenza e portano buoni risultati sia a livello di salario che di welfare. La mia preoccupazione è nel ritardo al quale assisto. Avevamo chiesto alla Regione di promuovere un tavolo congiunto per avere una visione più strutturata di questi investimenti», ricorda il segretario generale della Filctem Cgil. «Non vorremmo che si creasse un sistema di vasi comunicanti in cui i lavoratori abbandonano un’azienda per andare in un’altra. Ovviamente, di questo non diamo alcuna colpa a Cucinelli, al quale siamo anzi grati che abbia scelto proprio il nostro territorio, così come ci auguriamo che possano arrivare altri investitori nell'area artigianale. Ritengo però che sarebbe stato necessario investire risorse regionali, che ci sono, in corsi di formazione mirati, per i professionisti usciti ad esempio dalla Brioni, sulle competenze richieste da Cucinelli, così che fossero più facilmente ricollocabili nel nuovo stabilimento. È vero che c’è il corso professionale per il liceo sartoriale, ma sono azioni che produrranno professionalità a lunga gettata. Avremmo avuto bisogno di corsi più rapidi per consentire a chi viene a investire nel nostro territorio di trovare giuste professionalità nell’ immediato». Soddisfazione che si alterna a preoccupazione anche da parte della Femca Cisl, come evidenzia il segretario generale Abruzzo e Molise, Stefano Di Crescenzo. «L'apertura dello stabilimento di Cucinelli a Penne è una buonissima notizia per il territorio vestino perché dà speranza ai giovani di non dover per forza lasciare il proprio paese per cercare il lavoro che desiderano. Ovviamente non riuscirà a soddisfare tutti, ma è già tanto considerando che si parla di trecentocinquanta persone nell'arco di un paio di anni», commenta. «La criticità che riscontriamo è che si possa registrare una cannibalizzazione, uno spopolamento di alcune aziende façoniste che fanno parte del tessuto industriale territoriale, a favore di Cucinelli. Se un lavoratore è impiegato in una piccola azienda, il rischio è che possa andare a cercare lavoro da Cucinelli. E se la façonista perde le competenze, rischia di chiudere i battenti».