IL REFERENDUM È UN MIO DIRITTO
Il primo giornale da sfogliare di buon mattino? “Il Centro”. Senza alcun dubbio. Anche quando, dal 2006 al 2008, ricoprì la seconda carica dello Stato. Franco Marini era fatto così: sindacalista...
Il primo giornale da sfogliare di buon mattino? “Il Centro”. Senza alcun dubbio. Anche quando, dal 2006 al 2008, ricoprì la seconda carica dello Stato. Franco Marini era fatto così: sindacalista coerente, politico raffinato, abruzzese di cuore. Da presidente del Senato – appena un paio di voti in più a Palazzo Madama garantivano il sostegno al governo Prodi – la lettura quotidiana iniziava sempre e comunque dal giornale della sua terra. Non se ne capacitava il suo portavoce, Guelfo Fiore, giornalista arguto e ironico. “Ma come? Qui rischiamo di finire sotto un giorno sì e l’altro pure; il Corriere della sera e Repubblica raccontano le manovre di Berlusconi per mettere in crisi la maggioranza, ma il Presidente legge il Centro...” mi raccontava con affetto per sottolineare l’abruzzesità di Marini. In verità, così facendo il presidente Marini stava comunicando una grande lezione di realismo. Puoi toccare anche i massimi vertici delle istituzioni, ma non devi mai troncare le radici da cui hai tratto la linfa per crescere. Se vuoi contare davvero a Roma, devi avere un solido retroterra territoriale, sociale, culturale. Altrimenti rischi di essere una meteora.
Franco Marini non lo è stato. Il consenso aveva radici solide, sia nel sindacato sia nel partito originario, la Dc. Del Pd era stato uno dei fondatori dopo aver attraversato i traumi e le mutazioni dei partiti storici del ‘900. Lo conobbi agli inizi del 2007; da pochi mesi ero direttore del Centro”. A Montesilvano sindaco e giunta di centrosinistra erano stati travolti da una di quelle inchieste giudiziarie che in quegli anni alterarono la geografia politica e istituzionale della regione. Il giornale raccontava tutto, senza timidezze, come è naturale che fosse. Montesilvano era anche il collegio nel quale Marini era stato eletto senatore. Il primo incontro avvenne a Palazzo Giustiniani dove sono ospitati gli uffici del presidente del Senato. Mi ricevette a ora di pranzo nella foresteria privata, in un’atmosfera ovattata. Ricordo ancora il mio senso di imbarazzo per tanto lusso e solennità. Lo stesso sentimento provato dal padrone di casa il quale con una battuta smorzò lo stallo iniziale: “Pensano ancora che qui comandi il Papa Re”. Iniziò così un colloquio intenso, sincero; voleva sapere tutto ciò che accadeva in Abruzzo. Era già informato di suo, ma a lui piaceva incrociare notizie sugli accadimenti e giudizi sulle possibili evoluzioni in modo da avere un quadro della realtà il più sfaccettato possibile. La politica per il “lupo marsicano” – il soprannome creato dai giornalisti romani – si basava sui rapporti umani, sui contatti diretti. Nei successivi incontri, a Roma come in Abruzzo, non mancava mai di ricordarmi – a me che in quel momento ne ero il direttore – l’importanza per gli abruzzesi di avere un proprio giornale, nato dalla felice intuizione di Carlo Caracciolo, il principe degli editori. Già allora, forgiato dalla lunga militanza nella Cisl, gli era ben chiaro quanto fosse importante mantenere un saldo e corretto legame con le masse, fossero esse di matrice operaia, contadina o urbana. Nel difficile rapporto tra popolo e istituzioni il giornale della propria terra, ragionava, è strumento di coesione sociale. Da sfogliare di buon mattino, ovunque ci si trovi. Grazie Presidente.
*ex direttore del Centro

