Il ricordo della scuola: era fantastico Il sindaco: «Non doveva succedere»

PESCARA. Le parole non si trovano. Perché non è possibile esprimere a parole il dolore, lo sgomento, che si prova per la morte improvvisa di Andrea Costantini, che aveva solo 25 anni e una vita...
PESCARA. Le parole non si trovano. Perché non è possibile esprimere a parole il dolore, lo sgomento, che si prova per la morte improvvisa di Andrea Costantini, che aveva solo 25 anni e una vita intera davanti, mille progetti da realizzare. Ieri mattina era uscito in moto e non è più rientrato a casa, dai suoi cari, a Pescara, lasciando i genitori e le tre sorelle.
La notizia è arrivata in città come un fulmine a ciel sereno, nella tarda mattinata, da Fossacesia, mentre il traffico sulla strada statale 16 era bloccato e nessuno immaginava la gravità dell’accaduto, compresi alcuni amici di Andrea che passavano di lì e hanno dovuto cambiare strada. Solo dopo hanno saputo. E sono rimasti increduli di fronte a una tragedia inattesa per il 25enne che avevano conosciuto a scuola, all’Aterno Manthoné, dove avevano frequentato insieme la classe quinta A del corso serale per adulti di Afm (Amministrazione finanza e marketing), raggiungendo il traguardo tanto desiderato, il diploma.
Il papà del giovane, il maggiore Paolo Costantini, della polizia municipale di Pescara, si è subito precipitato a Fossacesia. Ma per Andrea non c’era più niente da fare e solo al termine di tutti gli accertamenti il corpo è stato riconsegnato alla famiglia, su disposizione della procura.
Incredulità, rabbia e lacrime, per questa morte inaccettabile. «Una tragedia sconvolgente», dice Marina Di Crescenzo, responsabile del corso per adulti che aveva seguito Andrea, diplomandosi il 19 giugno. Aveva lasciato la scuola, negli anni scorsi, ma nel 2019 aveva deciso di riprendere e aveva raggiunto il traguardo, senza mai abbattersi, impegnandosi parecchio. Seguiva le lezioni serali, «faceva i salti mortali per frequentare il corso e lavorare, visto che era diventato responsabile di produzione di un’azienda di Chieti, dove aveva svolto un tirocinio e poi era entrato. Ne era fiero». Oltre a studiare aveva «migliaia di cose in mente, tra cui i viaggi» ed era «un ragazzo fantastico, sempre sorridente con i compagni, tranquillo. Non posso credere che ci siamo abbracciati solo 48 ore fa, alla cena di fine anno». «Non doveva succedere», dice basito il sindaco di Pescara Carlo Masci parlando di «una tragedia immane. Siamo vicini ai genitori e alla famiglia» e il pensiero va al papà Paolo che si è sempre «distinto per serietà e correttezza». Tante le manifestazioni di vicinanza alla famiglia tra cui quelle del mondo sportivo alla sorella Silvia, giocatrice di pallavolo nelle fila dell’Altino. I funerali domani alle 11, nella chiesa di Cristo Re di via del Santuario. (f.bu.)

