Il rogo alla pineta al setaccio degli esperti

10 Settembre 2022

L’inchiesta sull’incendio che distrusse 35 ettari di verde: due ingegneri in azione per scoprire le cause

PESCARA. Sarà formalizzato il 22 novembre prossimo l’incidente probatorio richiesto dalla procura per accertare le cause dell’incendio che il 1° agosto dello scorso anno distrusse 35 ettari della riserva dannunziana. Il gip Fabrizio Cingolani ha nominato due periti per questo delicato passaggio tecnico da cui potrebbero dipendere le posizioni dei 4 indagati individuati dal procuratore Giuseppe Bellelli e dal sostituto Anna Benigni e che sono il sindaco di Pescara, Carlo Masci, il responsabile della direzione infrastrutture di Ancona di Rfi, Nicola Aquilanti, Pietro Ferrone quale amministratore della Ferrone Pietro & C., la ditta che effettuò per conto di Rfi i lavori di manutenzione nel tratto ferroviario incriminato e da dove partì l’incendio, e Fabio Canonico, quale direttore di quei lavori, al quale viene contestato anche il reato di falso. «Ritenuto che la richiesta deve essere accolta», scrive il giudice, «trattandosi di prova rilevante ai fini dell’esercizio dell’azione penale e della decisione dibattimentale, avendo ad oggetto gli episodi di incendio colposo, anche in cooperazione»: un reato, quello di incendio boschivo, che la procura contesta a tutti e quattro gli indagati dopo le indagini svolte dai carabinieri forestali.
I due esperti nominati dal gip sono gli ingegneri Enrico De Acetis e Gianluca Ciofani: dovranno ricostruire «la causa e la dinamica dell’incendio, evidenziandone le origini e precisando quali elementi oggettivi possano fondare la responsabilità degli indagati (o di eventuali altri soggetti) nella causazione dell’evento». Accertare in particolare la riconducibilità dell’incendio «ad incurie nella manutenzione del tratto ferroviario posto in prossimità della Pineta dannunziana e se il suo propagarsi possa essere causalmente collegato alla mancata adozione di misure antincendio da parte dell’ente gestore della Pineta». Ed è qui che si inserisce l’eventuale responsabilità del sindaco Masci, quale autorità comunale di Protezione civile, per non aver predisposto, come sostiene la procura, le specifiche misure di sicurezza e sorveglianza nonostante la segnalazione del centro funzionale dell’Abruzzo di «suscettività all’innesco di rischio alto». (m.cir.)