Il rogo della Pineta, via gli alberi bruciati

Il Comune pianifica la bonifica, prevista a maggio: da rimuovere i resti del vivaio e il verde infestante
PESCARA. È arrivato il momento di rimuovere gli alberi bruciati nell’incendio che ha distrutto una parte della Pineta, il primo agosto 2021, e di eliminare il verde infestante che si sta sviluppando nel comparto 5, quello completamente divorato dal rogo. Fino ad ora si è ritenuto opportuno, su indicazione degli esperti, che la natura facesse il suo corso affinché dai pini si generassero nuove piante: c’era questa possibilità e così è stato, al punto che un anno fa erano state censite già 1.500 – 2.000 piantine di pino d’Aleppo nuove per ogni ettaro ma poi la siccità della scorsa estate ha ridotto questo numero, e si è scesi a 600 – 1.000 piante nuove per ogni ettaro. Adesso, mentre le piantine più alte hanno già raggiunto i 60 centimetri, il Comune punta ad aprire una ulteriore fase e gli interventi dovrebbero partire a maggio, come annunciato ieri nella riunione congiunta di due commissioni Ambiente - Parchi e Cultura - Turismo, presiedute rispettivamente da Ivo Petrelli e Manuela Peschi, che ha visto la partecipazione dell’assessore Gianni Santilli, dei tre esperti Gianfranco Pirone, Nevio Savini e Dario Febbo, che hanno supportato il Comune nel percorso per far rinascere l’area verde, e Mario Caudullo del servizio Verde. «Ora», ha detto Santilli, «il Comune può fare affidamento sulla disponibilità di un milione e 200mila euro, frutto della riscossione della polizza assicurativa» a seguito dell’incendio. «Nei comparti 3 e 4, colpiti solo in parte dal rogo, andrà ricostruita la casetta dei pensionati e vanno sistemati i giochi per i bambini, mentre nel comparto 5 (chiuso al pubblico) andrà portata avanti la bonifica, che fino ad ora è stata effettuata solo in parte».
«L’incendio ha fatto salire la temperatura in Pineta fino a circa 1.200 gradi», ha ricordato Febbo, e la dimostrazione si è avuta durante il primo sopralluogo, «quando furono trovate delle bottiglie di vetro fuso» ma era verosimile che i pini sopravvissuti disseminassero. E infatti è avvenuto in due diverse fasi di fioritura (ci sono piantine più alte e piantine più basse, di 30 centimetri). «In Pineta, cioè, è scattata una strategia di preservazione naturale», ha sottolineato Pirone, mentre Savini ha evidenziato che «il rogo ha colpito 11 ettari, di cui 5 nel comparto 5, e a oggi il soprassuolo è parzialmente già ricostruito».
La ricrescita, però, ha riguardato anche le piante esotiche che oggi hanno invaso molti spazi e che quindi vanno tolte, per fare posto alle giovani piante di pino.
«Oggi, a un anno e mezzo dal rogo, è possibile intervenire per restituire alla Riserva il suo splendore», ha detto Petrelli ricostruendo quanto detto in commissione e sottolineando che «tra gli interventi da programmare figurano la bonifica dei resti del vecchio vivaio, l’eliminazione delle parti metalliche e l’eliminazione degli scheletri delle piante rimaste che hanno terminato il proprio compito disseminando i propri semi. L’amministrazione è già partita», è stato annunciato ieri. «Si procederà d’intesa con l’università del Molise e con quella di Firenze e con la Fondazione AlberItalia, che farà da capofila per il progetto di esbosco della Riserva e fornirà degli alberi per la ripiantumazione», ha detto Santilli. È stata elaborata una bozza di convenzione, da firmare, e entro un mese sarà definito il progetto di intervento «con l’obiettivo di partire per fine primavera, intorno al mese di maggio, con il cantiere per l’eliminazione delle piante bruciate e la rimozione delle piante infestanti. La somma del ristoro assicurativo dovrebbe anche garantire il rifacimento della recinzione e alcuni espropri». (f.bu.)

