Il ruolo dell’Europa: riflessione degli storici

All’università d’Annunzio folta platea di studenti al seminario che ha toccato anche il tema della guerra
PESCARA. «Oggi l’Europa dovrebbe avere un ruolo più forte a livello di presenza diplomatica, per cercare di smussare gli angoli e trovare le condizioni per il raggiungimento della pace». Ne è convinto Marco Trotta, docente di Storia moderna all’università Gabriele d’Annunzio che ieri pomeriggio ha promosso il seminario “Europa: una nuova cortina di ferro?”. La manifestazione, aperta dal saluto di Carlo Martinez, direttore del dipartimento di Lingue, Letterature e Culture moderne, è stata organizzata da Trotta nell’ambito del ciclo di seminari “Est e Ovest. Nei confini d’Europa tra storia, cultura, giornalismo”, iniziato mesi fa in collaborazione con Maria Chiara Ferro, docente di Lingua e Traduzione russa e Ugo Perolino, docente di Letteratura e Giornalismo. A parlare alla platea degli studenti del corso di Storia moderna di Trotta sono stati Nicola Carnovale, direttore della Fondazione Bettino Craxi (Ets), il generale Giuseppe Morabito, membro del Direttorato Nato Foundation, e Maria Teresa Giusti, docente di Storia contemporanea dell’Università di Chieti-Pescara, che hanno dialogato con Egidio Ivetic, docente di Storia moderna dell’università di Padova, autore della pubblicazione del libro “Est/Ovest”. «Abbiamo posto tante questioni che riguardano l’Europa, partendo dalla storia e facendo una riflessione ad ampio spettro, di carattere storico-politico, sulle condizioni attuali del continente europeo rispetto a quanto accade nell’ambito del conflitto armato tra Ucraina e Russia», ha spiegato il professor Trotta. «Abbiamo evidenziato alcuni interrogativi sul ruolo che l’Europa deve avere in questa fase, e lo abbiamo fatto sulla base delle vicende storiche e su ciò che è stata l’Europa dai primi secoli dell’età moderna, quando ha cominciato ad esercitare un’egemonia globale, fino al 1945. Lì poi è cambiato tutto e sono entrati in gioco i due blocchi contrapposti Usa-Urss. Con la cortina di ferro e la guerra fredda abbiamo avuto una Europa divisa. La fine del Comunismo in Unione sovietica nel 1991 e la caduta simbolica del muro di Berlino nell’89, hanno fatto finire questa esperienza con grandi incognite su cui ancora oggi siamo costretti a ragionare», ha concluso il professore. «Gli input offerti dal libro di Ivetic sono molti e hanno consentito di ragionare ad ampio raggio su queste tematiche».

