Il sacerdote: la pandemia ha aumentato le crisi

MONTESILVANO. Molte coppie si rivolgono a lui per cercare di recuperare il proprio matrimonio, tante altre persone, invece, per sanare spiritualmente le ferite di un divorzio. Dal suo osservatorio...
MONTESILVANO. Molte coppie si rivolgono a lui per cercare di recuperare il proprio matrimonio, tante altre persone, invece, per sanare spiritualmente le ferite di un divorzio. Dal suo osservatorio privilegiato, don Valentino Iezzi, parroco del quartiere di Villa Carmine a Montesilvano, racconta numeri e dettagli della sua attività, impegnativa ma gratificante, a sostegno delle famiglie della parrocchia e non solo.
Don Valentino, il Covid ha influito sulle tensioni familiari?
«Assolutamente sì. La convivenza forzata ha fatto esplodere molte situazioni che erano già tese. Le coppie che si rivolgono in parrocchia in cerca di consigli o per seguire un vero e proprio percorso, sono aumentate notevolmente, così come anche il numero di coloro che si sono già separati durante l’ultimo anno».
Quali sono i principali problemi che le coppie confIdano?
«I motivi delle crisi familiari sono diversi, ma credo che alla base ci sia sempre un grande problema di comunicazione. Ci sono i tradimenti, le diverse visioni per quanto riguarda l’educazione dei figli, il troppo lavoro o le distrazioni di ogni genere. Spesso con il passare del tempo la coppia si dimentica di se stessa per concentrarsi sui bambini, sul lavoro, sulle faccende quotidiane, e non cura più i momenti insieme, fondamentali per non perdersi o per ritrovarsi».
Quante sono le coppie che segue in questo momento?
«Sono circa una ventina quelle che hanno iniziato un percorso individuale con me. Inizialmente, avevo optato per incontri di gruppo, ma poi mi sono reso conto che i problemi erano diversi così come anche le necessità, per cui ho preferito incontrare le coppie, o anche solo uno dei due, singolarmente, ogni 2 o tre settimane. Ci sono poi anche delle coppie che hanno bisogno di un percorso terapeutico, e non solo spirituale, per cui spesso consiglio loro anche questa strada».
Ci sono poi anche i separati, per i quali ha attivato da tempo dei corsi. Qual è l’attività che svolge con loro?
«Sì, sono circa un’ottantina per i quali abbiamo strutturato un percorso di tre anni, con un incontro una domenica al mese e un ritiro di fine corso. Il primo anno è dedicato all’analisi delle ferite lasciate dalla separazione, il secondo a come si possa far entrare Dio in queste ferite e, il terzo, a come mettersi al servizio degli altri. Uno degli obiettivi è saper comprendere i propri errori ma anche riconoscere quale sia la persona giusta per ognuno di loro. Spesso i separati rischiano di iniziare relazioni con persone troppo simili ai propri ex, mettendo in scena un copione sempre uguale».
È capitato che durante il percorso, qualcuno abbia incontrato un nuovo amore nel gruppo?
«Sì, sono nate nuove coppie, alcune si sono anche sposate dal momento che per alcuni di loro è stato possibile anche procedere con l’annullamento del precedente matrimonio. Tanti altri, invece, hanno trovato l’amore altrove e sono tornati in parrocchia felicemente in due».

