Il sacerdote ortodosso: vorrei incontrarli

29 Gennaio 2015

Padre Alin Iarca della comunità romena pronto a parlare con i connazionali-stupratori: colpa dei tempi

PESCARA. «Mi dispiace per quello che è successo, purtroppo sono cose che capitano quando non abbiamo più timore di Dio, quando smarriamo la strada e perdiamo ogni contatto con Lui». Il sacerdote ortodosso romeno responsabile della parrocchia di Pescara e Montesilvano, Alin Iarca, non giudica il fatto in sè, che dice di non conoscere nel dettaglio, ma una considerazione la fa su quello che racconta dei nostri tempi. Imbarbariti al punto che due persone, due colleghi di lavoro, di cui uno sposato e con un figlio piccolo, decidono di uscire la sera per andare «a caccia» di prostitute da violentare «per una serata di evasione», come racconta il capo della Mobile che ha ricostruito tutta la vicenda.

Per questo il sacerdote romeno dice dei suoi connazionali: «La nazionalità non c’entra, c’entra solo il fatto che senza la guida dello Spirito Santo consentiamo al maligno di arrivare da noi. Il demonio lavora più di quello che crediamo, ma spesso succede che ci avviciniamo a Dio solo quando abbiamo bisogno. Invece no, soprattutto in questi tempi non bisogna perdere la strada, perché nel momento in cui ci allontaniamo perdiamo la guida del Signore e si prende la via sbagliata. E senza il Signore non c’è più neanche la coscienza».

Una riflessione che padre Iarca ripeterà ai detenuti che si prepara ad andare a trovare nel carcere di Pescara. «Mi piacerebbe incontrare anche loro due», dice riferendosi ai due operai arrestati per violenza sessuale dalla Mobile di Pescara, «e spero di riuscirci per ricordare, a loro come agli altri, che bisogna ritrovare la strada che ci porta al Signore e ci conduce alla salvezza. Speriamo che ora che si avvicina la Quaresima tutti si possano preparare al meglio in vista della Pasqua».

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