Il sacrificio di Marcinelle per un lavoro più sicuro

Istituzioni e sindacati insieme per dire basta al dramma delle morti bianche. Nessuno sviluppo economico può passare sulla pelle dell’uomo: tornare a casa fa parte del lavoro
PESCARA. Marcinelle è la “Catastrophe” in Belgio. Marcinelle è il martirio di minatori che scendevano sottoterra oltre mille metri, ogni giorno con la stessa domanda: «Oggi rivedrò la luce?». Marcinelle è un viaggio di una troupe partita dall’Abruzzo, come i minatori di questa regione fecero 70 anni fa, ma oggi per raccontare la storia di 262 vittime, di cui 136 italiani, 60 abruzzesi e 22 di Manoppello. Una compagnia di professionisti per realizzare il docufilm “Le voci di Marcinelle” di Davide Cavuti, con Luca Telese voce narrante. Una storia fatta di baracche con tetti di lamiera costruite nella prima guerra mondiale per i prigionieri di guerra, fatta di ascensori a misura d’uomo e di una parole dirimente: “Catastrophe” la definiscono in Belgio. Ma fu una vera e propria tragedia umana.
«Marcinelle era lavoro contro vita, quel patto uomo-carbone che ha portato al martirio di minatori-eroi che hanno sacrificato la loro vita per costruire l’Europa». Sono queste le parole del giornalista e direttore del nostro giornale, Luca Telese, che ieri mattina ha moderato il convegno “Oltre la miniera-Da Marcinelle al futuro” all’Aurum di Pescara. Promosso dall’assessore regionale al Lavoro Tiziana Magnacca di FdI in occasione del 70° anniversario della tragedia del Bois du Cazier, che cade l’8 agosto, l’appuntamento ha unito il ricordo dell’emigrazione italiana a un dibattito su sicurezza, energia e nuove sfide del mercato del lavoro.
«La tragedia di Marcinelle lasciò famiglie disorientate e nella miseria, ed è nostro dovere ricordarla senza cadere nella retorica, ma comprendendone la profonda attualità», ha dichiarato Magnacca. «Quei fatti ci richiamano al tema della sicurezza, da declinare sui luoghi di lavoro, nell’approvvigionamento energetico e nella gestione dei flussi migratori. Nessuno sviluppo economico può passare sulla pelle dell’uomo. Guardare oltre la miniera significa costruire un Abruzzo sostenibile, capace di guidare la transizione verde e di sostenere le imprese con l’energia rinnovabile. Da un immenso dolore è nata una storia di reciproco riconoscimento e dignità, alle radici dell’Europa stessa».
All’incontro hanno partecipato il sindaco di Manoppello e presidente della Provincia di Pescara Giorgio De Luca che, ricordando la storia di Marcinelle e delle vittime del suo comune definendolo «una città martire», ha affermato che «abbiamo fatto grande l’Italia grazie ai nostri minatori che senza conoscere la lingua sono partiti per un paese straniero creando una comunità importante: parlavano abruzzese e si aiutavano tra di loro».
Presente anche Viktor Vermeire dell’Ambasciata del Belgio che ha tenuto a precisare quanto «il rapporto tra il Belgio e l’Italia sia profondamente stretto, perché si fonda soprattutto sui legami umani» e conclude sulla richiesta italiana che «il Belgio appoggia per instaurare l’8 agosto la Giornata europea per gli incidenti sul lavoro».
Una mattinata intervallata dalla musica della cantautrice Lara Molino che, sulle note del suo brano “8 agosto 1956”, ha omaggiato le vittime sul lavoro e quindi il sacrificio dei nostri emigranti. L’incontro è proseguito sulla storia di quell’incendio nel sito minerario del Bois du Cazier e sui funerali a Pescara con lo storico e giornalista Marco Patricelli: «C’è un paradosso tra le immagini dei funerali a San Cetteo, che sono a colori, e quelle della miniera, in bianco e nero, dove il minatore quando esce è completamente nero. Quello di Marcinelle fu un massacro silenzioso».
Il professore e prorettore Tonio Di Battista è intervenuto dichiarando i dati sulla migrazione: «Siamo ancora un paese da cui si parte, 109mila sono i cittadini italiani trasferitisi all’estero nel 2025» ma manca anche chi vuole lavorare: «Nel giugno del 2026 le imprese indicano che circa il 42% dei profili ricercati è difficile reperire». In pratica «produciamo laureati che poi arricchiscono altri paesi perché in Italia non trovano lavoro».
Di diverso avviso il presidente della Camera di commercio di Chieti Pescara Gennaro Strever che, dopo aver raccontato la sua storia da emigrante a 16 anni, prima in «svizzera e poi sulle piattaforme dell’Eni in Madagascar «per oltre 100 giorni», ha espresso la sua amarezza per un’Italia ricca di idee, che in passato «aveva centrali idroelettriche e centrali nucleari spente definitivamente in favore del green e dell’ambientalismo» senza comprendere che il rischio è dietro l’angolo con la Francia e le sue centrali nucleari «dalla quale compriamo energia».
L’incontro si è concluso con il rappresentante di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico Alessandro Addari, dei segretari regionali di Cgil, Carmine Ranieri, Cisl Giovanni Notaro e Uil Michele Lombardo. Il tema della prevenzione al centro del dibattito con la nuova legge regionale sul lavoro che forse entro l’anno troverà luce. Poiché «è chiaro che per noi», ha riferito Notaro, «il lavoro rimane sempre dignità, ma dignità deve significare integrità fisica». Come recita lo slogan della giornata: “Tornare a casa fa parte del lavoro”.
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