Masci: «Mezzo milione l’anno per lo stadio. La città primo sponsor del Pescara»

Il sindaco replica al presidente Sebastiani sugli aumenti imposti alla società biancazzurra. E sulla tribuna Maiella chiusa: «Primo intervento ultimato, perderemo poche centinaia di posti»
PESCARA. Stadio Adriatico pronto per l’apertura della stagione sportiva 2026/2027, il 16 agosto, con la supersfida di Coppa Italia tra Pescara e Samb (da monitorare per l’ordine pubblico), anche se ancora con capienza ridotta rispetto alla piena operatività. Lo garantisce il sindaco Carlo Masci, che parla al Centro dei prossimi lavori di messa in sicurezza della parte inferiore della tribuna Maiella e dei canoni di affitto dell’impianto alla Pescara Calcio: si passa dai cinquemila euro della passata stagione agli oltre novemila di quella entrante.
Sindaco Masci, ci dice qual è lo stato di salute dello stadio Adriatico?
«L’anno scorso è stato riscontrato un problema strutturale da tenere sotto controllo e sono stati necessari approfondimenti e lavori. Dopo aver monitorato tutto l’impianto, è finalmente possibile riaprire quasi tutta la parte che avevamo chiuso un anno fa. Ma ora dovremo chiuderne un’altra, sempre della tribuna Maiella: quella inferiore e in parte anche quella superiore, ma solo in una determinata zona. Si perderanno alcune centinaia di posti, nulla di eccezionale. Lo stadio è una struttura di 70 anni fa e dev’essere tenuta sotto controllo, ha bisogno di un restyling e lo stiamo programmando: servono 2 milioni di euro».
Ci sono problemi per le partite casalinghe del Pescara e per l’arrivo - il 5 ottobre - della Nazionale italiana Under 21?
«La funzionalità dell’impianto è garantita. Lo sa anche la Figc, a cui abbiamo comunicato tutto. Abbiamo tutti gli atti e le certificazioni. La partita della Nazionale Under 21 contro la Polonia si giocherà regolarmente. Lo stadio comporta costi notevoli alla comunità. Ma bisogna fare tutto il necessario per tenerlo in esercizio. Una tempistica dei lavori? È difficile darla, stanno avvenendo proprio adesso i passaggi amministrativi. La maggior parte dello stadio è a posto. I settori più frequentati sono aperti e in sicurezza. Abbiamo fatto interventi importanti, anche sulle scale per l’entrata e l’uscita dei tifosi. Ripeto: mantenere lo stadio costa milioni di euro alla collettività».
Ci può dire quanto ci costa lo stadio?
«Ogni partita del Pescara costa 22mila euro al Comune, ma ci rendiamo conto del fatto che l’attività sportiva abbia un valore sociale e d’immagine, per questo applichiamo al Pescara - che è una società per azioni e non fa beneficenza - tariffe molto contenute rispetto al costo che la comunità sostiene».
Significa che anche i cittadini contribuiscono all’attività del Pescara.
«Al presidente Daniele Sebastiani dico sempre, scherzando, che la comunità pescarese è il primo sponsor della Pescara Calcio. Solo la manutenzione e la gestione ordinaria costano alla città quasi 500mila euro l’anno. Solo per il manto erboso, siamo sui 120mila euro. La Pescara Calcio fino all’anno scorso versava 5mila euro a partita. Adesso pagherà meno di 10mila euro. Una cifra notevolmente inferiore rispetto al costo sostenuto dalla comunità pescarese. Il club spenderà quindi poco più di 200mila euro per l’intera stagione. Se fosse mio, lo stadio lo darei gratis al Pescara, con cui c’è la massima collaborazione. Ma la struttura è della città, che sostiene un costo importante per mantenerlo. Il sacrificio chiesto a Sebastiani era necessario».
Il Pescara, in un certo senso, è in debito con i pescaresi...
«Ho detto al presidente, con cui sono in contatto continuo, che è giusto che questo sforzo che la città di Pescara sostiene per il campo, in qualche modo torni indietro alla collettività con operazioni da concordare insieme. Magari a favore dei ragazzi che giocano a calcio nelle società minori, che potrebbero accedere alle partite a condizioni favorevoli, o degli studenti delle scuole cittadine, con visite dei calciatori biancazzurri. Il club fa già tanto in questo senso, ma se alcune attività venissero istituzionalizzate assumerebbero un valore diverso. Sarebbe un accordo tra club e città per lanciare positivi messaggi sociali».
Come si può rafforzare il legame tra club e città?
«Proprio per questo sforzo dei pescaresi verso la società, si deve arrivare ad un marchio che leghi il club alla sua terra. È un discorso ampio: la squadra ci rappresenta, e ci auguriamo che possa vincere e tornare in serie B e anche in A, e il Comune le permette di avere uno stadio all’altezza con sacrificio e applicando una tariffa ottima. Ora tutto va inquadrato in un accordo complessivo, che valga per tutto l’anno e possa anche agevolare la Pescara Calcio abbassando i costi. Ad esempio gestendo in autonomia la cura del manto erboso. Troveremo una sintesi sedendoci ad un tavolo e ragionando insieme».
Magari anche di un nuovo Adriatico.
«Sì, l’obiettivo è un nuovo stadio, anche con un intervento privato: della stessa società o di chi vorrà investirci. Siamo aperti a qualsiasi novità, ma sappiamo che si tratta di un bene pubblico e quindi servono tempi lunghi. Non sono un limite per noi: se vogliamo, le cose le facciamo, l’abbiamo già dimostrato. Il mio rapporto con Sebastiani è improntato alla concretezza. Il vincolo sulla colonne del Piccinato? Bisognerà fare una verifica con la Soprintendenza per superarlo: rappresenta una difficoltà».
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