Il saluto della pallanuoto: «Luca, campione di vita»

23 Gennaio 2021

Commosso addio a Mamprin, fisioterapista della nazionale scomparso a 40 anni La bara portata a spalla da Campagna, allenatore del Settebello, e dal vice Pomilio 

PESCARA. Una chiesa piena, nei limiti del rispetto delle norme anti Covid, ha voluto dare l'ultimo saluto a Luca Mamprin, il 40enne fisioterapista della Nazionale italiana di pallanuoto, venuto a mancare giovedì in seguito a una malattia fulminante. Occhi rossi coperti da occhiali da sole, lacrime e singhiozzi hanno accolto l’arrivo del feretro davanti alla chiesa della Madonna dei Sette Dolori a Pescara Colli, poco prima delle 15.30.
Davanti all'ingresso c'era tutto lo staff del Settebello, con cui Luca Mamprin ha prima conquistato il Bronzo olimpico ai Giochi di Rio 2016 e poi il Mondiale di Gwangju nel 2019.
I primi a sollevare una bara in legno chiaro, ornata con dei fiori bianchi e una sciarpa della Lazio, la sua squadra del cuore, sono stati Sandro Campagna e il pescarese Amedeo Pomilio, rispettivamente allenatore e vice della Nazionale italiana di pallanuoto. Insieme a loro erano presenti anche il preparatore atletico Alessandro Amato, il team manager Alessandro Duspiva, Giovanni Melchiorri, responsabile dell’area medica, il vice presidente federale Giuseppe Marotta, il direttore del centro federale a Ostia Giuseppe Castellucci e Gianni Fedele della Fin. Loro hanno scortato il feretro all'interno della chiesa, sotto gli occhi della compagna Sara Elena Iannetti insieme a suo figlio Lorenzo, della mamma Anna e del papà Giancarlo e del fratello Massimo, che hanno assistito a una lunga cerimonia cantata con grande compostezza. Luca, romano di origine ma pescarese d'adozione, viveva a Pescara da oltre sedici anni, quando era arrivato in città per seguire la passione per il calcio a 5. Aveva cominciato a giocare nel Pescara dell’allora presidente Guido D'Angelantonio, anche lui presente al funerale, così come il primo cittadino Carlo Masci.
Oltre allo studio fisioterapico, dal 2012 era entrato nello staff del Settebello, diventando un punto di riferimento per tutta la squadra, come ha raccontato al termine il ct Campagna salendo sull’altare: «Tu sei il campione del mondo dei valori della vita», ha detto l'allenatore azzurro visibilmente commosso. «Ogni volta che mi vedeva nervoso, Luca mi prendeva in disparte e riusciva a trovare la giusta chiave per tranquillizzarmi».
Ha curato i muscoli di decine di atleti nel corso della sua lunga carriera e la stessa cosa ha fatto con la sua famiglia, come ha raccontato Lorenzo, figlio della compagna e da Luca cresciuto come un figlio: «Ogni giorno ti preoccupavi per me e per noi», ha detto il ragazzo, interrotto dagli applausi dei presenti. «Tutte le mattine alle 5.30 andavi a prendere l'acqua alla fontana dell’Aurum, perché secondo te era quella migliore della città, e per la tua famiglia volevi solo il meglio», ha proseguito il ragazzo, tracciando il ricordo di un uomo amorevole e gentile, così come del resto hanno fatto tutte le persone intervenute durante la cerimonia.
Al termine della messa la sua famiglia ha raccolto l’affetto ordinato dei tanti presenti sul sagrato della chiesa, prima di congedarsi.
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