Il sindacato: più sicurezza, fermiamo questa ecatombe

PESCARA. Come sottolinea Alessandra Tersigni, segretario generale della Fiom Cgil di Pescara, sono in crescita i dati sugli incidenti, spesso molto gravi, e sui decessi che avvengono nei cantieri,...
PESCARA. Come sottolinea Alessandra Tersigni, segretario generale della Fiom Cgil di Pescara, sono in crescita i dati sugli incidenti, spesso molto gravi, e sui decessi che avvengono nei cantieri, nelle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro. L’ultima tragedia è avvenuta ieri, quando un giovane di 27 anni ha perso la vita cadendo da un solaio del capannone industriale della ex Merker di Tocco da Casauria durante i lavori di smantellamento dell’edificio.
Tra Pescara e provincia c’è un problema oggettivo di mancata sicurezza sui luoghi di lavoro?
«La Fiom Cgil da tempo ha lanciato l’allarme: è un’ecatombe, una disgrazia continua, nel settore metalmeccanico come in quello edile. Sì, a Pescara e provincia c’è un problema oggettivo di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, lo dimostrano i dati in aumento da un anno all’altro. Ancora non ci riprendiamo dal lutto del ragazzo di 28 anni alla Sevel di Atessa, a inizio anno, mentre stava effettuando una manutenzione, che già dobbiamo commentare un altro giovane morto sul lavoro».
Da che cosa sono causati per lo più gli incidenti sul lavoro?
«Gran parte degli incidenti avvengono negli appalti più che nelle grandi aziende. Si tratta di piccole aziende che lavorano in grandi contesti che investono meno sulla salute e sulla sicurezza perché rappresentano un costo. Anche nel caso del ragazzo morto alla Sevel si è trattato di lavori affidati in subappalto a delle ditte più piccole. È una procedura che si adotta per risparmiare: si tagliano le risorse perché il costo del lavoro è ridimensionato e si investe meno sui dispositivi di sicurezza. Fa riflettere che, nel caso dell’ex Merker di Tocco, la vittima sia ancora un ragazzo molto giovane. Mi lascia pensare che abbia ricevuto una formazione minima o quasi nulla».
Che cosa si può fare per arginare queste tragedie?
«I dispositivi di sicurezza in linea teorica li conosciamo tutti, ma il problema è farli applicare. Stiamo facendo molte assemblee in tutta la provincia sulla salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, temi che devono tornare al centro del dibattito politico. Nonostante nel contratto nazionale dei metalmeccanici ci siano per legge delle ore obbligatorie da dedicare ogni anno a sicurezza e salute, abbiamo verificato che questo diritto soggettivo spesso non viene applicato dalle aziende. La stessa figura del rappresentante della sicurezza tante volte non è responsabilizzato e formato adeguatamente per denunciare ciò che non va sui luoghi di lavoro. Se non siamo noi sindacati a contrattare e a costringere le aziende a investire di più, non potremmo che assistere ad altri disastri».
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