Il sindaco demolisce una fontana «Era un simbolo del degrado»

Masci distrugge due vecchi manufatti abbandonati in piazza dei Martiri pennesi e sulla strada parco Il centrosinistra: «Un atto gravissimo». La nipote di Carlo Pace: «Non usare più il nome di mio nonno»
PESCARA. Vedere un sindaco che va a demolire personalmente vecchi manufatti abbandonati non capita tutti i giorni. Eppure ieri mattina Carlo Masci, armato con un martello da cantiere, si è recato prima in piazza dei Martiri pennesi per abbattere una struttura, a suo dire, usata dagli spacciatori come deposito per la droga e poi è andato sulla strada parco per distruggere una fontana trasformata nel tempo in discarica, posizionata lì dall’allora primo cittadino Carlo Pace.
L’iniziativa di Masci, che ha ricordato molto le gesta dell’ex sindaco di Chieti Nicola Cucullo, ha subito scatenato un vespaio di polemiche. Il centrosinistra ha parlato di «atto gravissimo» ed è intervenuta su Facebook anche la nipote di Pace, Francesca Ruffa, con un commento al vetriolo. Masci, che forse non si aspettava reazioni del genere, si è visto costretto ad intervenire pubblicamente per spiegare il suo gesto. «Spiace constatare», ha detto il sindaco, «che la banda della disinformazione stia fornendo la colonna sonora al circo mediatico rendendo un pessimo servizio alla verità e, soprattutto, a quei cittadini pescaresi che da tempo chiedevano di porre fine alla situazione di degrado e di sporcizia sul tratto iniziale della strada parco, tra viale Muzii e il conservatorio».
«Non ho affatto tolto l’acqua ai senzatetto, come qualcuno si è affrettato a sostenere con molto effetto e poca o nulla conoscenza dei fatti», ha affermato, «perché la fontana abbattuta non erogava affatto acqua da molto tempo, ma in compenso era un ricettacolo di rifiuti della peggior specie, un orinatoio a cielo aperto e un riferimento per loschi traffici». «I residenti», ha proseguito, «stanchi di dover sopportare risse tra ubriachi di giorno e di notte, esasperati dall’uso della strada, delle vetrine e delle serrande dei garage come bagni all’aperto, hanno chiesto al Comune di intervenire per far cessare un vergognoso stato di cose e di riqualificare la zona. Il colpo di martello, che ha suscitato la patetica ironia di un’opposizione di centrosinistra senza idee, mi rende orgoglioso come sindaco e come cittadino».
Ma le critiche sono proseguite. «Masci», hanno commentato i consiglieri comunali del centrosinistra Marinella Sclocco, Mirko Frattarelli, Piero Giampietro, Stefania Catalano, Francesco Pagnanelli, Marco Presutti e Giovanni Di Iacovo, «non riuscendo ad arginare il degrado, pensa di risolverlo abbattendo qualche simbolo. Abbiamo presentato un’interrogazione urgente per conoscere in virtù di quali atti deliberativi il sindaco abbia potuto demolire a martellate una fontana». L’associazione Possibile Abruzzo ha definito «vergognoso» il gesto di Masci. «Sono inorridita dell’episodio della fontana», ha commentato invece Francesca Ruffa, nipote di Pace, sotto il post pubblicato su Facebook dal sindaco per annunciare la demolizione dei due manufatti con tanto di video, «vorrei solo che non nominassi mai più in pubblico il nome di mio nonno Carlo Pace. Questa politica dell’odio, priva di valori, di idee, di principi, di solidarietà non ha nulla a che vedere con il pensiero e il modus operandi di mio nonno».
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