Il sindaco di Gissi: «Lo Stato ci risarcisca»

L’ira di Chieffo: vado in Procura perché voglio chiarezza, s’impongono regole ma nessuno controlla
GISSI. «Andrò in Procura e presenterò un esposto su quanto accaduto». Il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo, pretende un risarcimento dallo Stato per aver permesso l’arrivo in paese a 16 migranti non sottoposti ai dovuti controlli anti-Covid. «Qualcuno dovrà spiegarmi perché sono stati mandati via da Gissi dei migranti in salute per ospitare migranti a rischio che poi si sono rivelati in parte contagiati», dice Chieffo, «su 50 migranti 16 sono positivi. Lo Stato impone delle regole. In questo caso qualcuno non ha osservato le regole. Questo qualcuno dovrà pagare».
Non nasconde il proprio disappunto Chieffo. «Per fortuna», riprende, «ci sono le forze dell’ordine che con grande impegno vigilano e tengono la situazione sotto controllo».
In paese i cittadini sono molto preoccupati. A loro Chieffo ha indirizzato una lettera. «Il ruolo istituzionale che ricopro», evidenzia il primo cittadino di Gissi, «mi impedisce di esprimere liberamente quello che penso in questo momento. Vi assicuro però che la delusione è tanta, così come lo sconforto. Non so fino a che punto convenga rappresentare le istituzioni a livello locale e difenderle, quando poi si è costretti a subire le decisioni, anche quelle sconsiderate, che altri assumono, senza neanche interpellarti. Vi garantisco però», sottolinea Chieffo, «che qualcuno dovrà darmi conto di quanto sta accadendo e, soprattutto, dovrà spiegare le ragioni per le quali i migranti già ospitati nella struttura da tempo, sono stati frettolosamente trasferiti agli inizi della settimana scorsa, per fare posto ad altri che, a questo punto, nonostante le tante rassicurazioni che mi sono state fornite dopo il loro arrivo, nessuno ha in realtà controllato. A oggi, l’unico aspetto che relativamente mi tranquillizza, è che dal loro arrivo i 50 migranti sono stati relegati all’interno della struttura, con sorveglianza h24 affidata a carabinieri, polizia e Guardia di finanza, e non hanno avuto alcun contatto diretto con l’esterno. Come da protocolli, la situazione adesso verrà presa in carico dalla Asl per gli adempimenti di competenza».
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