Il sindaco: macché primarie il candidato del Pd sono io

Alessandrini rompe con la linea indicata dal segretario cittadino del partito
PESCARA. «Sono io il candidato del Pd, niente primarie». Il giorno dopo l’assoluzione per la vicenda del mare inquinato, il sindaco Marco Alessandrini, pronto a dimettersi «dieci minuti dopo» se fosse andata diversamente, rompe gli indugi in vista delle amministrative di maggio. E non solo dichiara apertamente la sua volontà a ricandidarsi, ma contraddice senza mezzi termini il segretario cittadino del Pd Moreno Di Pietrantonio che solo qualche giorno fa aveva pubblicamente annunciato le primarie per la scelta del candidato sindaco. A marzo, aveva anche indicato Di Pietrantonio,«subito dopo le regionali». Ma il primo cittadino in carica non ci sta, e spiega anche perché: «Penso che sia una cosa assurda fare le primarie, perché è difficile ipotizzare una mobilitazione di persone ogni venti giorni. Il 10 febbraio ci sono le regionali, ai primi di marzo per il Pd c’è finalmente il congresso, fare anche le primarie mi sembra davvero troppo, perché poi si rischia pure di generare “mostri” come il caso dell’Aquila nel 2017 (10.527 votanti alle primarie, Americo Di Benedetto scelto per correre da sindaco con il 49,9 per cento su tre candidati, e poi la debacle al ballottaggio con 4mila voti persi ndr).
«Niente primarie», ribadisce Alessandrini, che però non vuole passare «come quello del “dopo di me il diluvio”. Ma in questo momento», dice, «non vedo proprio alternative. Al centrosinistra sono rimasti i sindaci da cui ripartire, sono i sindaci il patrimonio da valorizzare in vista del 26 maggio, quando andranno al voto quattromila comuni italiani». Un’indicazione netta, quella di Alessandrini, pronto a tirarsi indietro solo di fronte a una candidatura esterna. Candidatura di cui si parlò, ma non se ne fece niente, anche nel 2014 quando circolò insistentemente il nome di Antonello Ricci, e oggi ancora ipotizzabile nel segno della “discontinuità dal passato” tracciato dal candidato del centrosinistra Giovanni Legnini per queste regionali, con le otto liste civiche messe in campo a suo sostegno. Ma al momento questo nome esterno non c’è. O se c’è, è congelato fino al voto del 10 febbraio. «Uscirà sicuramente», dicono i ben informati, «se l’esito delle urne, come lasciano ipotizzare i sondaggi, dovesse rivitalizzare il Pd dal punto di vista dei consensi, indipendentemente dalla vittoria».
Di certo, per ora, sembra chiaro che sul nome di Alessandrini non c’è compattezza all’interno del partito. Prova ne è l’annuncio di Di Pietrantonio che per la scelta del candidato ha indicato il metodo delle primarie anche se Alessandrini si era già mostrato disponibile e anche se, stando ai potenziali papabili del momento, oltre al vicesindaco Antonio Blasioli, candidato alle regionali, con il sindaco noon resta che il presidente del consiglio comunale Francesco Pagnanelli. Il quale, di fronte al sindaco uscente, difficilmente la potrebbe spuntare. «La verità è che per fare il sindaco ci vuole il fisico», scherza ma neanche tanto Alessandrini. «Il fisico, e un grande equilibrio mentale». Cita la vicenda della balneazione che gli è costata il processo, ma anche l’emergenza sfollati di via Lago di Borgiano e l’intossicazione dei bambini e tutto il putiferio delle mense scolastiche. «Il momento più pesante? A livello personale è stato senz’altro impegnativo e complicato il caso della balneabilità, ma sull’esito di questa vicenda sono sempre stato ottimista. Dopo l’assoluzione mi sono liberato di un peso, ma se non fosse stato così mi sarei dimesso dieci minuti dopo, perché penso che chi ha responsabilità pubbliche deve risolvere i suoi guai giudiziari senza involgere le istituzioni che rappresenta». Ma perché ricandidarsi? «In questi cinque anni abbiamo fatto un sacco di cose che, come sul fronte del ciclo idrico integrato, vedi gli appalti da 12milioni per il depuratore, non aveva fatto nessuno, finora. Ma non va dimenticato che le soluzioni complesse non hanno soluzioni immediate, sono sempre un po’ più complicate. Per questo mi ricandido: vorrei raccogliere i frutti di quanto seminato».

