Il sindaco mostra i muscoli «Qui non voglio profughi»
Di Primio, con accanto alcuni giovani di Casa Pound, “occupa” l’ingresso della Casa di riposo pronta ad ospitare extracomunitari. E scoppia la polemica
CHIETI. Si diffonde alla velocità della luce la notizia che agli Istituti Riuniti San Giovanni Battista, ex Cappuccini, sarebbero in arrivo 20 immigrati. Il sindaco Umberto Di Primio salta sulla sedia, chiama i suoi a raccolta, qualcuno candidato nella sua lista per le comunali del 31 maggio, qualcuno di Casa Pound, «gente che normalmente frequento», dice, e insieme si mettono davanti all’entrata principale degli Istituti Riuniti, in piazza Garibaldi, e la occupano. Il sindaco e i suoi accoliti, (c’è anche qualcuno della Casa di riposo), formano un muro per impedire che gli immigrati possano entrare nel vecchio ospizio, dove ci sono anziani, persone non autosufficienti anche con problemi mentali. I giovani di Di Primio srotolano uno striscione, dietro cui svettano due bandiere italiane, sul quale è scritto “No al centro di accoglienza”. “Sciagura” scongiurata. L’orda di immigrati è stata cacciata indietro. É ora di pranzo e gli uomini di Di Primio con in testa il capo rinunciano al lunch per impedire che gli stranieri possano turbare la sonnecchiosa ma irrinunciabile vita di provincia.
Il sindaco è venuto a conoscenza dell’arrivo dei profughi poco prima delle 14. Il presidente degli Istituti Riuniti Dario Recubini, probabilmente anche per risanare le povere casse delle ex Case di Riposo, ha fatto domanda per accogliere gli immigrati: 35 euro al giorno per ogni straniero, fanno comodo. «Naturalmente ho avvertito il prefetto per un’azione che non rientra nei crismi istituzionali», ammette Di Primio, «Non è una questione di accoglienza, sono favorevole a fare progetti di accoglienza, ma non in centro storico, vicino a una scuola primaria, bambini che si troverebbero ad avere a che fare con persone che non sanno dove andare, non hanno un lavoro, buttate là fuori a non fare nulla. É chiaro che creerebbero apprensione nei bambini e nei genitori, provocando problemi sociali e di sicurezza». Secondo il sindaco gli ex Istituti Riuniti non rappresentano una struttura adeguata ad ospitare gli immigrati. «Gli immigrati poi dovrebbero convivere in una sorta di commistione con gli ospiti della struttura», aggiunge, «quella di Recubini è stata una idea malsana che impone le sue dimissioni», tuona il sindaco.
«Non permetterò a nessuno di svendere la storica struttura di via dei Cappuccini», è il contenuto della nota ufficiale arriva dal Comune nel tardo pomeriggio, «il concetto è e sarà uno solo: a Chieti non possiamo accettare che vengano ospitati profughi. Avevo già scritto al prefetto». «É bastata questa azione per scongiurare l’arrivo dei profughi. Il presidente Recubini nominato da D’Alfonso, faccia le sue strategie di accoglienza altrove». «Qui si fa finta di niente e solo con un’azione di forza si risolvono i problemi». Una posizione quella di Di Primio che sembrerebbe stridere con la linea del suo ministro Angelino Alfano (Ncd come lui ndr) che ha fatto appello ai prefetti affinché sollecitino le varie istituzioni sociali a ospitare immigrati.
«L'Istituto San Giovanni battista di Chieti non deve perdere il proprio ruolo», si schiera con il sindaco il candidato sindaco di IdeAbruzzo Donato Marcotullio, «non vorremmo si prenda come palla al balzo la probabile e possibile emergenza arrivi in Italia che potrebbe prevedere l'utilizzo di altre strutture oltre quelle già aggiudicatarie di appalti. Non riteniamo sia possibile che un istituto che ha come finalità la cura di anziani e disabili e quindi una funzione pubblica socialmente rilevante, per mero calcolo ragionieristico cambi tale funzione creando disagio sociale e discriminando di fatto persone deboli».
«Di Primio è un fascista», tuona il candidato sindaco de L’Altra Chieti Enrico Raimondi, «non ha la dignità di fare il sindaco. Pensa al turbamento, che sta solo nella sua testa, degli alunni della scuola primaria vicino alle Case di Riposo, come se gli immigrati non fossero persone ma spauracchi da temere. Sicurezza? Non mi sembra che la minaccia sia rappresentata da chi parla di accoglienza dell’altro, dello straniero, di integrazione, ma sta in chi si allea con CasaPound e innalza muri».
«Partecipare al presidio di Casa Pound contro l'accoglienza di profughi vuol dire, checché ne dica il sindaco Di Primio, condividere il loro pensiero xenofobo» è il commento di Luigi Febo, candidato del Pd, «Ma la tentazione di cavalcare quest'onda di paura alimentata ad arte anche a fini elettoralistici, è troppo grande per Di Primio. Una semplice telefonata di richiesta di ipotetica disponibilità da parte inoltrata dal Prefetto su comunicazione del Ministero si è trasformata in un arrivo imminente. É lecito domandarsi se sia stato lo stesso Di Primio ad organizzare il tutto. Come rappresentante delle istituzioni il sindaco ha il dovere di partecipare ad altri tavoli di lavoro. Non dietro lo striscione di Casa Pound. Rispetto all'inadeguatezza della struttura "Istituti riuniti San Giovanni Battista", siamo tutti d'accordo ed già acclarato che non ospiterà profughi».

