Il sindaco va dal ministro per salvare l’ospedale

Penne. Il neo eletto Semproni al lavoro per evitare che il San Massimo sia declassato a struttura di area disagiata: faremo di tutto come promesso
PENNE. Il futuro dell’ospedale San Massimo è al primo posto dell’agenda del neo sindaco di Penne Mario Semproni. Insieme alla sua squadra di governo, Semproni sta attivando tutte le iniziative utili a venire a capo della difficile situazione della sanità locale. Sono stati messi in programma una serie di tavoli di lavoro a più livelli, sia con l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, sia con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Insomma la nuova amministrazione non intende arrendersi a vedere il San Massimo declassato a ospedale “di area disagiata”.
«Come detto durante la recente campagna elettorale», afferma il sindaco, «faremo tutto quanto nelle nostre possibilità per evitare il ridimensionamento del nostro ospedale. Al momento non so dire quando si terranno i colloqui con i vertici della politica sanitaria regionale e nazionale, ma faremo di tutto per evitare che il San Massimo sia ridotto a presidio di area disagiata».
Di certo, per ora, c’è che il San Massimo negli ultimi 7-8 anni ha pagato una continua riduzione di servizi, posti letto e personale medico ed infermieristico. Il laboratorio analisi da unità operativa complessa è stata ridotta ad unità semplice. La rianimazione è stata ridimensionata in “Tipo” (terapia intensiva post operatoria), e anche il reparto riabilitazione ha vissuto una forte riduzione. Nel 2000 erano presenti 11 fisioterapisti che accoglievano le esigenze anche di utenti esterni, oggi invece il servizio è assicurato ai soli pazienti della struttura sanitaria, e prestano servizio solamente tre fisioterapisti. L’ultimo taglio, la chiusura del punto nascite, è stato forse quello che ha fatto più discutere e che più ha sollevato il malcontento popolare.
In base all’ultima riorganizzazione sanitaria regionale, il San Massimo, al pari dell’ospedale di Castel di Sangro, diventerà ospedale di area disagiata, ovvero con un pronto soccorso h24, con un’area medica e chirurgica da pochi posti. Qualora poi il presidio pennese non dovesse raggiungere nel biennio 2016/2018 i numeri previsti dal decreto Lorenzin, a quel punto si rischierebbe davvero la chiusura.
Secondo il riordino sanitario in Abruzzo si avranno complessivamente 7 ospedali di primo livello - Pescara,Teramo, L’Aquila, Chieti, Avezzano, Lanciano e Vasto - con le quattro strutture corrispondenti ai capoluoghi di provincia che svolgeranno anche attività cardiochirurgiche e neurochirurgiche; quattro ospedali di base (Atri, Sant’Omero, Sulmona e Giulianova), più Penne e Castel di Sangro come presidi di area disagiata.
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