Il sogno del sindaco: «Ricostruire il teatro a Penne»

Intervista a Semproni in vista dell’assemblea sui 40 mesi di governo: Rigopiano, l’ospedale e la Brioni da salvare
PENNE. Il 18 ottobre l'amministrazione comunale di Penne incontrerà i cittadini per illustrare il bilancio dei 40 mesi di governo. Al sindaco Mario Semproni, dirigente medico dell’Unità operativa di Geriatria all’ospedale di Penne, scrittore e autore del libro “Il teatro comunale di Penne - Una storia, mille storie”, in carica da giugno 2016, abbiamo rivolto alcune domande.
Quale il ricordo più bello e quale quello più amaro di questi quaranta mesi di amministrazione?
«I primi due anni del nostro cammino amministrativo sono stati difficili: prima il sisma del 2016 e poi gli eventi calamitosi di gennaio 2017, compresa la tragedia di Rigopiano, avvenimenti che hanno bloccato la nostra azione amministrativa. Abbiamo sofferto. Poi, compatti e coesi, siamo riusciti a ripartire. Il Giro d'Italia è stata una occasione straordinaria di promozione del nostro territorio e di grande coinvolgimento del nostro tessuto imprenditoriale e associativo: un evento che rimarrà nella storia della città. Non c'è dubbio che la partenza della corsa rosa da Penne abbia invertito una tendenza negativa: i visitatori sono tornati a visitare la nostra città. Non ci dobbiamo fermare».
È vero che riaprirà lo storico hotel dei Vestini?
«Ci sono imprenditori interessati al progetto di riapertura. La trattativa è aperta. Il Comune farà la sua parte con agevolazioni fiscali: Penne deve avere una struttura ricettiva di riferimento. A breve ci saranno novità».
Il momento più difficile e duro è stato forse quello vissuto durante la tragedia Rigopiano. Penne è stata coinvolta sia col cuore, sono morti anche due giovani pennesi, sia dal punto di vista pratico, avendo ospitato centro operativo dei soccorsi. Che cosa le rimane dentro di quella esperienza?
«La tragedia di Rigopiano rimarrà indelebile. Penne ha svolto un ruolo importate per la macchina dei soccorritori. Non sarà facile rimarginare le ferite che quella tragedia ha lasciato sul territorio. Rigopiano rappresenta una sorta di spartiacque col passato. L'area vestina deve rinascere, dobbiamo remare tutti nella stessa direzione».
Ospedale San Massimo e Brioni Roman Style. Da sempre punti di riferimento per Penne e per l’intero territorio vestino, da diversi anni cercano invano una risalita ai fasti di un tempo. Che ne pensa?
«L'ospedale e l'azienda Brioni sono i due principali blocchi occupazionali della città senza i quali Penne diventerebbe una città fantasma. Il nostro impegno è massimo. Sono certo che, sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, il nuovo governo regionale e nazionale ripareranno al danno fatto in passato: il San Massimo tornerà ospedale di base con sede di pronto soccorso, con servizi ed eccellenze. Non sarà l'ospedale degli anni 90, ma sicuramente diventerà un punto di riferimento per il territorio. Abbiamo lavorato bene, in silenzio, raccoglieremo i frutti. Per quanto riguarda la Brioni il discorso è diverso: dobbiamo garantire i livelli occupazionali in questa fase di crisi. Ci sono offerte di acquisto del brand. Vigileremo affinché Penne non perda la sua identità artigianale legata alla sartoria».
Quali obiettivi si è dato da qui a fine mandato (2021)?
«Abbiamo risanato il bilancio: è il cuore della macchina amministrativa che ci consentirà ora di programmare. E devo ringraziare l'assessore Gilberto Petrucci che ha svolto un lavoro eccellente, credo inaspettato. Nel 2020 e 2021 destineremo economie per la manutenzione straordinaria delle strade comunali diventate impraticabili e riqualificheremo il nostro centro urbano, penso alla villa comunale e ai marciapiedi cittadini. E metteremo in campo tre investimenti importanti: l'ampliamento del cimitero con la relativa gestione, il risanamento della Portella con la realizzazione di attrezzature turistiche e l'efficientamento energetico del nostro impianto di illuminazione pubblica che sarà dotato di un piano luce degno di un centro storico di qualità. Ho un sogno: ricostruire il teatro».

