Il sospirato taglio di capelli dopo la lunga quarantena

19 Maggio 2020

PESCARA. Immaginate il volto sorridente di un bambino davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli poco prima dell’apertura. Ecco, diciamo che la lunga astinenza dal taglio di capelli potrebbe...

PESCARA. Immaginate il volto sorridente di un bambino davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli poco prima dell’apertura. Ecco, diciamo che la lunga astinenza dal taglio di capelli potrebbe regalare a molti più o meno le stesse sensazioni. Il ciuffo ribelle, la vertigine indomabile, la basetta dispettosa: in periodo di pandemia anche le cose più semplici possono diventare un problema serio. Così, con più o meno lo stesso umore di quel bambino alle 13.30 in punto entro da Biondi parrucchieri, in pieno centro cittadino, pronto a sottopormi alle cure di Emilio Biondi, celanese trapiantato a Pescara, alla sua prima giornata di apertura, come tanti suoi colleghi abruzzesi, dopo la quarantena.
Sono il primo cliente del pomeriggio e trovo il salone vuoto, delimitato da scritte sul pavimento, distanziamenti, dispenser, guanti e mascherine. Il primo atto è il deposito del mio borsello dentro una busta in plastica appena tolta dal cellophane. Il tempo di firmare l’autocertificazione e mi ritrovo avvolto in un kimono nero “usa e getta”, che mi accompagnerà per tutta la seduta. Due chiacchiere con Emilio, che – bardato con guanti e mascherina – mi racconta la sua quarantena tra attese, delusioni e speranze ed eccomi al primo lavaggio. La tovaglietta sulle spalle, il getto d’acqua tiepido, shampoo, risciacquo e sono pronto per il taglio. Maniacale la pulizia di ogni superficie e oggetto nelle vicinanze della mia postazione. Il rasoio elettrico, il distanziatore, le forbici sono tutte a portata di mano. Inizia la “danza” del taglio. Così, mentre il phon spazza via i capelli appena rimossi e una collaboratrice con la scopa provvede a spazzare il pavimento in tempo reale, il rito fila via spedito. Un ritocchino alle basette, un’ulteriore rifinitura con le forbici e si torna al lavaggio per il secondo shampoo. Tolti anche gli ultimi residui di peletti si passa alla fase dell’asciugamento. Due colpi di phon – bastano per il capello ormai corto – una leggera passata di gel e il lavoro è completato. È il momento della “svestizione”: via il kimono, che viene smaltito in un apposito contenitore. Analoga sorte per la busta che custodiva il borsello. Passo alla cassa, utilizzo il gel prelevandolo dal dispenser e porgo la carta di credito che viene pulita con un disinfettante, utilizzata per il pagamento con il pos e restituita non prima di essere stata nuovamente sanificata. Prendo lo scontrino, saluto ed esco in strada soddisfatto e felice. Per due motivi: essermi liberato della presenza ingombrante di capelli lunghi ormai da troppo tempo e aver contribuito – e condiviso – il momento della ripartenza dei parrucchieri dopo la pandemia. Ora mi sento come quel bambino appena uscito dal negozio con stretto tra le mani il giocattolo tanto desiderato. In una giornata di sole, con il cielo punteggiato da nuvole sparse, anche questo è un segno di rinascita.
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