Il Tar a rischio soppressione

Possibile chiusura in base alla riforma. Il presidente: è presto per allarmarsi, ma il tribunale funziona
PESCARA. C’è anche il Tar di Pescara nell’elenco dei tribunali amministrativi a rischio soppressione in seguito al decreto approvato dal consiglio dei ministri. Un taglio a cui il presidente del tribunale amministrativo pescarese Michele Eliantonio guarda con cautela perché il decreto deve essere ancora pubblicato e firmato dal presidente della Repubblica ma che, comunque, desta già qualche perplessità.
La riforma della pubblica amministrazione varata la scorsa settimana dal consiglio dei ministri mette a rischio otto sedi tra cui Brescia, Pescara, Latina, Salerno, Lecce, Reggio Calabria e Catania a partire dal prossimo autunno come recita l’articolo numero 2: «A decorrere dal 1° ottobre sono soppresse le sezioni staccate di tribunale amministrativo regionale. Con decreto del presidente del consiglio dei ministri, da adottare entro il 15 settembre, sono stabilite le modalità per il trasferimento del contenzioso pendente presso le sezione soppresse, nonchè delle risorse umane e finanziarie, al tribunale amministrativo della relativa regione».
Se per Eliantonio è ancora prematuro creare allarmismi, il presidente del Tar però solleva comunque qualche perplessità sulle conseguenze che potrebbe avere la decisione. «E’ chiaro che non è auspicabile», spiega il presidente, «perché la sezione di Pescara funziona e rispetta i tempi stringenti nella pubblicazione delle sentenze. Ci sarebbero poi», prosegue, «problemi per il personale fortemente radicato nel territorio e che non avrebbe la possibilità di raggiungere L’Aquila. Ma penso anche agli avvocati e a una serie di costi aggiuntivi che ricadrebbero sui cittadini. Ma ritengo che sia prematuro creare allarmismi».
Nel febbraio scorso è stato presentato il bilancio dell'attività del 2013 della sezione di Pescara e secondo i dati i ricorsi decisi nel 2013 hanno superano di circa 150 unità il numero di quelli depositati. In particolare le sentenze sono state 419, quelle brevi 137 e i decreti decisori sono stati 57. In sede cautelare le ordinanze sono state 148 e i decreti presidenziali 51.
Numeri che dimostravano, per Eliantonio, la tempestività dell'operato del Tar per cui, in quell’occasione, aveva rispedito al mittente le critiche sollevate da parte di alcuni politici nei confronti della giustizia amministrativa che costituirebbe un aggravio per l'economia.
Ma il Tar di Pescara rischia comunque di essere soppresso e, a sollevare dubbi, interviene l’avvocato Carlo Costantini e promotore del referendum Grande Pescara. «Da anni», dice Costantini, «si discute della necessità di istituire una sezione distaccata della corte di appello a Pescara. Molti si aspettavano che questa prospettiva divenisse concreta e, invece, ci aspetta un ulteriore arretramento di Pescara a vantaggio dell'Aquila. Se il Tar di Pescara chiude», conclude Costantini, «tutti i cittadini e le imprese che dovranno rivolgersi al giudice amministrativo saranno costretti a prendere l'automobile e spostarsi all'Aquila. Un passo indietro per la città». (p. au.)
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